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Da oriente a occidente
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| La «rotta meridionale» |
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La «rotta meridionale»
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A occidente di Dunhuang, le carovaniere potevano scegliere tra due itinerari differenti, la bei dao e la nan dao, cioè la rotta settentrionale e quella meridionale. Questa biforcazione era resa necessaria dalla presenza, a ovest di Dunhuang, della grande depressione del Tarim, una enorme area desolata dominata da uno dei piú terribili deserti del mondo: il Taklamakan. Si può dire che già il nome preavvisi della temibilità di questo deserto roccioso: Taklamakan significa infatti «luogo del non ritorno» e sono ben pochi coloro che, nei secoli, lo hanno attraversato indenni. Non era raro che le carovane incontrassero nel loro cammino lungo i bordi del deserto i miseri resti umani e animali di coloro che erano stati sopraffatti da una natura dura e ostile, che nel Taklamakan si manifestava nella forma di una pressoché totale mancanza d’acqua, in escursioni termiche che potevano fiaccare la resistenza anche degli animali piú forti, e in improvvise quanto violente e durature tempeste che hanno segnato i ricordi di quei pochi che sono usciti indenni dall’attraversamento del Taklamakan.
Uno di essi è l’europeo Albert Von le Coq, uno dei protagonisti delle esplorazioni archeologiche del secolo scorso lungo la via della seta e di cui parleremo oltre: vale la pena qui di riportare le sue parole, che descrivono appunto una delle terribili tempeste del Taklamakan, chiamate buran o «black hurricane»: «Improvvisamente il cielo diventa nero... e un attimo piú tardi la tempesta, di una violenza inaudita, si scatena sulla carovana. Enormi masse di sabbia mischiata a rocce vengono innalzate come fuscelli, ruotano in aria e si abbattono su uomini e animali; aumenta l’oscurità, rumori di cose che vengono sbattute si uniscono al furore della tempesta... È come se si spalancassero le porte dell’inferno. Il viaggiatore che venga sorpreso da tale tempesta deve, incurante del caldo, avvilupparsi completamente nelle coperte per sfuggire alle pietre scagliate violentemente all’intorno dalla tempesta. Uomini e cavalli devono sdraiarsi a terra e resistere all’uragano, che talvolta dura anche per ore e ore».
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