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La via della seta
Mercanti e pellegrini  
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Due imperi a confronto

Uno dei primi e piú importanti tentativi di aprire nuove rotte commerciali, cosí come di mettere in contatto i due grandi imperi del tempo, il cinese e il romano, fu attuato dal generale cinese Ban Zhao, che aveva condotto le campagne militari con le quali la Cina si annetté parte dell’Asia Centrale. Giunto, durante le sue imprese, fin sulle sponde del Lago d’Aral, il generale Ban Zhao decise di inviare un suo ufficiale, Gan Ying, a esplorare il regno persiano e l’estremo Occidente, cioè l’impero romano di cui i Cinesi avevano conoscenza indiretta e che indicavano, nella loro lingua, come Da Qin, «Grande Qin». L’emissario partí e, come ci raccontano le cronache cinesi ufficiali del periodo Han, giunse nei pressi del Mar Nero. Qui, deciso a proseguire il viaggio per portare a termine la missione, interrogò i marinai persiani sulla lunghezza della traversata, i quali gli risposero: «Il mare è vasto e grande, con i venti in favore è possibile attraversarlo in tre mesi, ma se incontrerete la bonaccia può darsi che impiegherete due anni. È per questo che chi si imbarca porta a bordo provviste per tre anni. Per di piú c’è qualcosa in questo mare che riesce a rendere un uomo cosí malato di nostalgia, che molti hanno perduto la vita in questo modo. Se l’ambasciatore Gan vuole dimenticarsi la famiglia e la patria, può imbarcarsi».

Spaventato da queste parole, Gan Ying decise di riprendere la strada del ritorno senza rendersi conto che i Parti avevano deliberatamente esagerato i pericoli della traversata proprio per evitare che l’emissario continuasse il proprio viaggio: era infatti nell’interesse dei mercanti del Vicino Oriente, intermediari delle transazioni commerciali tra l’Asia e il Mediterraneo, che la Cina e l’impero romano non entrassero in contatto diretto, anche perché Roma era, a quel tempo, uno dei principali mercati d’esportazione delle sete cinesi. Anche i Romani, dal canto loro, compirono sforzi per stabilire un contatto diretto con l’impero cinese, sforzi che tuttavia risultarono vani per l’opposizione manifestata dai mercanti dell’Iran: i Romani anzi continuarono ad acquistare la seta alla frontiera partica, in Mesopotamia, lasciando ai Sogdiani o alle altre genti centroasiatiche il compito di mediatori, e mantenendo invece il commercio diretto via mare con l’India, verso la quale salpavano, durante l’epoca di Augusto, qualcosa come centoventi imbarcazioni all’anno, che facevano ritorno a Roma cariche di prodotti esotici.

I mercanti dell’Asia Centrale, approfittando della reciproca curiosità che i due imperi cinese e romano avevano l’uno per l’altro, in piú di una occasione si presentarono alla corte cinese spacciandosi come emissari o ambasciatori inviati da «Da Qin», l’impero romano. Una di queste fantomatiche ambascerie ci è addirittura riportata nelle cronache storiche ufficiali della dinastia Han, dove si narra dell’arrivo di inviati romani alla corte Han che presentarono come doni avorio, corna di rinoceronte e gusci di tartarughe. I Cinesi tuttavia non si lasciarono impressionare facilmente e subodorarono l’inganno, considerando quei doni come poca cosa: «Tra i loro tributi non figuravano pietre preziose di nessun tipo, la qual cosa ci rese sospettosi», è la frase laconica con cui gli annali storici chiudono, liquidandolo, l’episodio. Il commercio continentale lungo la via della seta non fu limitato ai periodi, non lunghissimi, in cui la Cina esercitò il proprio controllo sull’Asia Centrale, periodi che corrispondono alla già ricordata prima espansione Han e a quella successiva che ebbe luogo durante la dinastia Tang (618-907 d.C.). Contatti diretti e scambi proficui tra le due estremità dell’Asia ebbero luogo anche nel periodo in cui la Cina era frazionata in numerosi Stati e le vie dell’Asia Centrale erano governate dalle città-stato che sorgevano nelle oasi attraverso cui quelle vie passavano.

Tra la caduta dell’impero Han nel III secolo d.C. e l’inizio della dinastia Tang nel VII molti furono gli eventi che segnarono la storia e l’identità culturale delle oasi dell’Asia Centrale. Agli inizi dell’era cristiana, le oasi centroasiatiche erano sotto la profonda influenza della cosmopolita cultura del regno Kushana, esteso dalla media valle del Gange alla Sogdiana e che in sé univa armoniosamente, su una base di elementi derivati dal mondo classico e iranico, aspetti della cultura indiana e influenze dal mondo delle steppe. Proprio il regno Kushana fu il mediatore, il tramite di passaggio della religione buddhista che, originaria dell’India, si propagò gradualmente alle oasi d’Asia Centrale per poi giungere fino in Cina. Nel V secolo il regno dei Kushana venne annientato dai Turchi e dai Sassanidi di Persia, cosicché da questo momento l’influenza della cultura e dell’arte sassanide si fecero sentire sulle oasi centroasiatiche, sostituendosi a quella Kushana. A espandersi verso nuovi territori non furono soltanto le forme artistiche dell’Iran sassanide ma anche le religioni del Paese vicino-orientale, cosicché nel bacino del Tarim cominciarono a comparire le prime colonie zoroastriane, manichee e nestoriane. In epoca Tang la via della seta aveva dunque raggiunto il suo massimo livello in quanto luogo di incontro e fusione di tradizioni culturali diverse, fondendo insieme in sintesi nuove e armoniose gli elementi piú disparati. Il consolidamento dell’impero Tang e la nuova espansione cinese in Asia Centrale segnarono dunque un nuovo momento di intenso cosmopolitismo e di scambi culturali, che trovava una delle sue massime espressioni proprio nella capitale cinese del tempo, Chang’an.



Vaso Chou Pittura su seta Mercanti arabi Imperatore Han Grande Muraglia
 
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Mausoleo di Kashgar