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ROSCOE ARBUCKLE

Nato nel Kansas nel 1887, Roscoe Arbuckle inizia la sua attività nel mondo dello spettacolo ai primi del Novecento, recitando in teatri di varietà, sfruttando la sua superba voce tenorile e la sua massiccia presenza fisica. Alcuni suoi biografi sostengono addirittura che Enrico Caruso, conosciutolo, gli abbia suggerito di intraprendere la carriera operistica.
Proveniente da una famiglia povera trasferitasi in California in cerca di lavoro, Roscoe è attratto dalla nascente arte cinematografica e dai favolosi guadagni che questa sembra promettere (e che effettivamente egli stesso in seguito avrebbe raggiunto). Incontrato nel 1912 Mack Sennett , inizia con l'abile scopritore di talenti una collaborazione che nel giro di pochi anni lo porterà al più grande successo commerciale. Gira infatti una serie di cortometraggi comici con personaggi del calibro di Mabel Normand, Ford Sterling, Chester Coucklin, >Ben Turpin e >Charlie Chaplin .
Nel 1917, la Paramount gli sovvenziona la costituzione di una propria casa di produzione, la Comique Film Corporation, lasciandogli, primo esempio nella storia del cinema comico, la completa responsabilità della supervisione artistica. È in questo periodo che lancia addirittura Buster Keaton, allora agli inizi della sua carriera. Arbuckle è in questi anni ai vertici della popolarità e della ricchezza. Inoltre può vantare l'onore di essere l'unica persona ad aver avuto la comparsa in ruoli di secondo piano di tre grandi star del cinema comico: Charlie Chaplin, >Harold Lloyd e >Buster Keaton . Il suo tracollo avviene nel 1921 quando, durante un party organizzato con dovizia di donne e alcol (nonostante il proibizionismo), Virginia Rappe, giovane aspirante attrice, muore in circostanze oscure. Il caso ha un'eco nazionale, ma nonostante la giuria non lo ritenga colpevole, la sua popolarità nell'opinione pubblica scende a zero. Roscoe crolla anche fisicamente: rifiutato dal mondo dello spettacolo si dà all'alcol, nonostante molti artisti (fra i quali Stanlio e Ollio, che nel 1931 firmano un appello in sua difesa sulla rivista Motion Pictures) perorino la sua causa. Muore nel 1933, dopo aver diretto alcune pellicole con lo pseudonimo di William Goodrich. La sua innocenza venne successivamente accertata e riproposta nel film The Wild Party (Party selvaggio, 1975) di Harry Horner, nonché nel libro The Day the Laughter Stopped (1976) di David A. Yallop.


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