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CHARLIE CHAPLIN

Charles Spencer Chaplin nasce a Londra il 16 aprile 1889. I genitori sono una coppia di sfortunati artisti del varietà i cui guadagni non sono sufficienti a garantire il sostentamento della famiglia. È il 1906 quando, grazie al fratello Sidney, viene assunto dalla famosa compagnia di Fred Karno, direttore artistico di spettacoli comici. Qui impara le basi del mestiere, il modo di muoversi sul palcoscenico, di recitare, di adeguare il proprio fisico esile e dinoccolato ai personaggi che di volta in volta deve interpretare. Nella stessa compagnia recita anche un certo Stanley Jefferson, che di lì a poco sarebbe diventato famoso col nome di Stan Laurel.
Nel 1914, ingaggiato negli Stati Uniti da Mack Sennett, comincia la sua carriera cinematografica, prendendo parte a una serie di cortometraggi in cui a poco a poco passa da spalla a interprete principale. Nel 1919 Charlie Chaplin fonda insieme a Douglas Fairbanks, Mary Pickford e David W. Griffith la casa di produzione United Artists: con una maggior libertà d'azione e una già notevole disponibilità economica nel 1921 gira il suo primo lungometraggio, The Kid (Il monello). Due anni dopo esce The Woman of Paris (La donna di Parigi). Qui Chaplin realizza finalmente un progetto che aveva in mente da anni: girare un film in tutto e per tutto drammatico, liberandosi inoltre della figura di Charlot, maschera che lo aveva portato al successo. In The Gold Rush (La febbre dell'oro , 1925) torna alla ribalta l'omino Charlot, simbolo di purezza e ingenuità in mezzo a un'umanità snaturata, vittima del proprio arrivismo e dell'insaziabile voglia di denaro e potere. L'Alaska del 1898 e la corsa all'oro diventano lo scenario simbolico di una vicenda in cui vengono spietatamente demoliti i miti americani della frontiera e del self-made man.
Con The Circus (Il circo, 1928) e City Lights (Le luci della città , 1931) Chaplin prosegue il proprio discorso di critica sociale, simbolicamente mostrata attraverso le angherie subite dal singolo, puro e pieno d'amore per i suoi simili, obbligato suo malgrado a lottare contro una società sempre più malvagia, preda dei più forti. Tale critica raggiunge l'apice con Modern Times (Tempi moderni, 1936). L'aderenza alla realtà diviene ancor più evidente nel successivo The Great Dictator (Il grande dittatore, 1940), film in cui Chaplin recita addirittura nei panni di uno dei personaggi "più reali" di quei tempi, Adolf Hitler. In Limelight (Luci della ribalta, 1952) il regista guarda criticamente al proprio passato di maschera e decide di abbandonarla per sempre. I suoi ultimi due film sono A King in New York (Un re a New York, 1957) e The Countess from Hong Kong (La contessa di Hong Kong, 1966).


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