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I Beatles chiudono, Sanremo regna
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A che punto è l’Italia della musica, nell’anno in cui gli ormai leggendari Beatles annunciano il loro definitivo scioglimento, precipitando milioni di giovani di tutto il mondo in una sindrome d’abbandono se non in un vero e proprio lutto inconsolabile? Se, da un lato, buona parte della gioventù italica esprime il suo profondo disappunto per la diaspora beatlesiana in perfetta sintonia con quanto avviene nel resto del globo, dall’altro il Bel Paese della musica leggera è ancora e sempre nelle mani di San Remo, il santo protettore dei cantanti e – soprattutto – dei loro discografici, manager e impresari. Nel 1970 il Festival della Canzone Italiana è alla sua ventesima edizione: stavolta lo organizzano in coppia i due padroni assoluti del vapore festivaliero, Ezio Radaelli e Gianni Ravera. Se la neocoppia forma un autentico asse di ferro sotto il profilo della gestione, sempre complessa, della caotica macchina della manifestazione canora italiana più famosa nel mondo, l’impostazione artistica e la scelta delle proposte musicali lasciano alquanto a desiderare: un copione già abbondantemente visto e previsto, d’altronde. E in effetti, di novità interessanti o perlomeno rinfrescanti in questa edizione del Festival non sembra esservi traccia; il decennio sanremese s’inaugura con un minuscolo ma indicativo mannello di canzoni che “fanno il verso” ai temi della contestazione giovanile, ricucinati secondo i dettami di quel ribellismo di facciata un po’ piagnone che tanto piace alla famiglia perbene: ecco Fausto Leali strapazzarsi la tonsilla con la sua Hippy, ecco i giovanissimi Nada e Rosalino – il futuro Ron – prendersela piagnucolando con i genitori (Pa’ diglielo a ma’). Per non parlare, naturalmente, della canzone che quest’anno ha l’onore di vincere – tra le polemiche – la manifestazione: Chi non lavora non fa l’amore , della premiata coppia Celentano & consorte, un capolavoro di ipocrisia ammiccante che merita ampiamente la vittoria, almeno per la sua sfacciataggine. Ci vuole del coraggio, alla fine di un biennio di lotte studentesche e operaie che hanno contribuito a mutare il volto civile del Paese, nel proporre sullo scintillante palcoscenico festivaliero-televisivo una sorta di “pace sociale” affidata al ruolo della moglie del lavoratore che fa lo sciopero del sesso contro il marito che protesta in fabbrica...
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