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ORTI
E GIARDINI BOTANICI :
Quando fu istituito, oltre quattrocento anni fa, l'orto botanico aveva
una finalità molto diversa da quella di oggi. Vi si coltivavano le piante
medicinali, quelle da cui la farmacopea di allora estraeva i medicamenti, chiamati
"semplici". Era perciò chiamato Hortus Simplicium e, associato
alle Scuole di Medicina e Farmacia delle Università, costituiva per gli
studenti una sorta di palestra dove imparare a distinguere le diverse piante di
uso terapeutico. Il primo orto botanico nacque a Pisa o a Padova negli anni 1543-1545
(le due città si contendono il primato); l'istituzione si diffuse a Firenze
e in altre città, poi all'estero perdendo a poco a poco la fisionomia iniziale
e assumendo una finalità sempre più ampia. Accanto alle erbe medicinali
iniziarono ad essere coltivate piante esotiche, provenienti da altri Paesi, con
il preciso scopo di trovare nuove specie utili all'uomo, di sperimentare la loro
acclimatazione, la loro resa produttiva in Paesi diversi da quelli d'origine.
L'orto botanico divenne allora un centro di ricerca scientifica, dapprima finalizzata
alla conoscenza, poi anche alla conservazione del patrimonio vegetale che con
il passare del tempo andava sempre più riducendosi per la progressiva trasformazione
dell'ambiente naturale.
Da un recente censimento a livello mondiale è scaturito che gli orti (che
in linea generale sono associati a istituti universitari) e i giardini botanici
sono circa 1600, distribuiti per oltre il 50 per cento in Europa. In Italia se
ne contano circa una cinquantina, includendo anche gli arboreti, tipo di istituzione
più recente e ancora poco affermato nella tradizione italiana.
L'Orto Botanico di Pisa e quello di Padova, che risalgono alla metà del
Cinquecento, hanno un indiscusso valore storico, ma per estensione e ricchezza
delle collezioni sono superati dagli orti di Palermo, Roma e Napoli, considerati
i più importanti del nostro Paese.
Nell'Orto Botanico di Padova che ha mantenuto nel corso dei secoli sia la struttura
circolare sia la superficie di circa due ettari, si incontra un platano orientale
di 23 m d'altezza, che risale al 1680. La pianta più antica dell'orto è
però uno splendido esemplare di palma nana, piantato nel 1585; viene chiamato
"palma di Goethe" per ricordare il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe
che nel 1786, colpito dalla diversità delle sue foglie, enunciò
una teoria sulla metamorfosi delle piante. È qui a Padova che dall'originario
Nordamerica vennero introdotti in Italia il noce nero e la robinia che, sfuggita
alla coltivazione, avrebbe avuto tanto successo nei secoli seguenti.
L'Orto Botanico di Pisa, fondato dal famoso medico-naturalista Luca Ghini su invito
del granduca di Toscana Cosimo I de' Medici, ha cambiato più volte sede
e oggi è insediato nel centro della città. Vi si possono ammirare
una magnolia e una ginkgo del 1787, un platano orientale del 1808 e un canforo
del 1842.
L'Orto Botanico di Palermo, istituito alla fine del Settecento, è un vero
paradiso per gli appassionati di piante dei climi caldi. Qui si trovano diverse
specie di Ficus tropicali tra cui il maestoso esemplare di Ficus macrophylla dalle
foglie sempreverdi simili a quelle della magnolia; sul tronco costoluto si innalza
una chioma densa e scura che copre un'area di circa 900 metri quadrati da cui
si dipartono radici aeree colonnari così grosse da sembrare tronchi. Maestoso
è anche il viale delle Chorisia, strani alberi sudamericani dal tronco
panciuto cosparso di aculei piramidali, o quello delle palme, che qui raggiungono
dimensioni paragonabili a quelle delle zone d'origine.
L'Orto Botanico di Roma è uno dei più grandi d'Italia; dal 1883
si estende su circa 12 ettari sulle pendici del Gianicolo, a Trastevere, dove
occupa l'antica proprietà dei Corsini, nobili romani che cedettero allo
Stato il palazzo e il parco. Il clima di Roma consente lo sviluppo di piante tropicali
come l'avocado, che qui riesce addirittura a fruttificare e a produrre semi fertili.
Si possono ammirare due cedri himalayani di 250 anni, un platano orientale pluricentenario
e poi palme, araucarie e un bosco di lecci, residuo della vegetazione originaria.
L'Orto Botanico di Napoli, fondato da Giuseppe Bonaparte nel 1807, si trova nel
cuore della città e copre un'area di 12 ettari. Il fiore all'occhiello
è la collezione di cicadee, una delle più belle e complete del mondo,
quella di felci arboree e il palmeto, oltre a un bell'esemplare di metasequoia
e a diverse araucarie.
Il Giardino Botanico Villa Taranto a Pallanza (Verbania), sulla sponda occidentale
del Lago Maggiore, è senz'altro uno dei giardini più belli d'Italia.
Fu creato dal capitano scozzese Neil B.W. McEacharn, appassionato di botanica,
che nel 1930 aveva acquistato quella proprietà con un grande parco, pubblicizzata
sul Times, per coltivare all'aria aperta le piante che nella natia Scozia non
riuscivano a sopravvivere. Tornava dai frequenti viaggi nell'Asia orientale e
in Australia con piante esotiche che riuscì spesso ad acclimatare, creando
così un giardino di piante singolari, insolite e nuove, come il peccio
himalayano (Picea smithiana) dai lunghi aghi penduli, la Sciadopytis verticillata,
conifera giapponese con i lunghi aghi disposti in verticilli intorno ai rametti,
o lo Pseudolarix amabilis della Cina orientale, che perde le foglie d'inverno,
un adattamento assai raro nelle conifere.
Nella Foresta Demaniale di Vallombrosa, a una trentina di chilometri da Firenze,
tra i 500 e i 1350 m di quota, si trova l'unico arboreto sperimentale italiano
di una certa importanza, che copre un'area di oltre 10 ettari. Fondato nel 1869,
oggi è gestito dall'Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo
e ha soprattutto una finalità conservazionistica e di ricerca. Si estende
fra le fasce fitoclimatiche del Castanetum e del Fagetum e accanto alle specie
naturali (castagno, cerro, opalo, orniello, faggio ecc.) si incontrano moltissime
specie esotiche come la tuia gigante, l'abete di Douglas e il cipresso di Lawson
per un totale di circa 1300 specie.
Gli orti botanici italiani, per quanto ricchi di specie, non hanno la magnificenza
e la spettacolarità di alcuni orti europei, primo fra tutti quello di Kew,
il più importante del mondo, situato lungo le rive del Tamigi, a pochi
chilometri da Londra. Fondato nel 1759, fu successivamente ampliato fino a raggiungere
l'attuale estensione di 120 ettari. Il clima di Londra non avrebbe consentito
alle migliaia di piante di Kew di vivere in piena aria; si rese allora necessario
costruire enormi serre come la Palm House in stile vittoriano e la Waterlily House
per le piante acquatiche. A Kew c'è solo l'imbarazzo della scelta: si può
dire che vi siano rappresentati tutti gli ambienti del mondo, dalle foreste pluviali
alle formazioni a mangrovie, dai semideserti alle formazioni alpine, alle foreste
temperate. All'aperto, ampie distese a prato si intercalano a boschetti e specchi
d'acqua, dove betulle, querce, aceri, cipressi di palude, faggi di tutte le forme
e varietà creano un paesaggio tipicamente inglese.
L'Orto Botanico di Berlino, fondato nel 1679, merita senz'altro una visita per
la sua ricchezza, ma soprattutto per la sua completezza. Delle sedici serre aperte
al pubblico la più spettacolare è quella dedicata all'ambiente tropicale,
dove si possono ammirare, tra l'altro, i magnifici Ficus, le palme gigantesche,
i pandani dalle radici a trampolo. Un terzo della superficie è dedicato
alla fitogeografia, cioè a quella disciplina che si occupa della distribuzione
geografica delle piante. La taiga europea, con pino silvestre, abete rosso e betulla
bianca, è contrapposta alla taiga asiatica con l'abete rosso siberiano
(Picea obovata), l'abete bianco siberiano (Abies sibirica) e il larice russo (Larix
russica), e a quella canadese dove compaiono specie di Abies, Picea, Betula, Larix
esclusivamente americane. E così anche le foreste temperate europee con
querce, faggi, aceri e castagni sono affiancate a quelle americane con alberi
dei tulipani e querce diverse da quelle europee. Un altro terzo dell'orto è
occupato dall'arboreto, ricco non solo di specie di tutto il mondo, ma anche di
cultivar spettacolari come i faggi 'Pendula' con rami pendenti e 'Asplenifolia'
dalle foglie divise come quelle di certe felci.
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