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PORTAEREI
[sec. XX; dall'impt. di portare+aereo (sm.)]
Nave
da guerra munita di installazioni per il decollo, l'appontaggio,
il rifornimento, il ricovero e il trasporto di aerei,
svincolati così dalle limitazioni operative in
alto mare per la distanza delle basi terrestri.
Cenni storici
Il primo decollo da una nave fu effettuato dallo statunitense
Eugene Ely che a bordo di un biplano Curtiss si staccò
dall'incrociatore leggero Birmingham munito di una piattaforma
lunga appena 26 m. Il primo appontaggio venne effettuato
l'anno dopo dallo stesso pilota sull'incrociatore corazzato
Pennsylvania dotato per l'occorrenza di una piattaforma
lunga 40 m e di dispositivo di arresto. Gli Inglesi
approfittarono dell'esperienza di Ely per allestire
navi portaidrovolanti che con apposite gru calavano
in mare o recuperavano aerei da queste trasportati.
La prima portaidrovolanti, l' Ark Royal, una petroliera
di 6900 tonnellate modificata, entrò in servizio
nel 1914 nel Mediterraneo. La Marina inglese realizzò
successivamente (1918) l' Argus (partendo dallo scafo
di un transatlantico di 14.500 t e dotandolo di un ponte
di volo libero lungo 190 m e largo 21), vero e proprio
modello da cui avrebbero preso esempio le più
moderne po
rtaerei. L' Argus, poi passata alla marina italiana
col nome di Conte Rosso, parte cipò alla II guerra
mondiale. Scarsamente utilizzate nel corso della I guerra
mondiale, le portaerei ebbero vasto impiego nella II,
specie a opera di Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna.
L'affermazione della portaerei portò all'abbandono
o quasi della corazzata, considerata in pericolo di
fronte all'attacco aereo. L'Italia varò un programma
di costruzione di portaerei nel 1928, l'abbandonò
nel 1936, lo riprese nel 1941 dopo il dramma di Matapan
(28 marzo), ma così tardi che non fu possibile
mettere in linea neppure i due transatlantici Aquila
e Sparviero di cui era stata decisa la trasformazione.
In eguale situazione si trovò la Germania che
non riuscì mai a varare le due portaerei messe
in cantiere nel 1936 e nel 1938. La Francia aveva invece
varato nel 1927 la Bearn (22.000 t), una corazzata trasformata.
Gli Usa nello stesso anno erano in linea con tre incrociatori
trasformati, Langley, Lexington e Saratoga, e si assicurarono
una posizione di forza sui mari. Il Giappone nel 1922
aveva varato la prima portaerei progettata come tale,
la Hosho, e trasformò successivamente l'incrociatore
Akagi(1927) e la corazzata Kaga (1928), mentre con la
Ryujo (7100 t) mise in mare
la più piccola portaerei del mondo, con un ponte
di volo totalmente sgombro, dato che persino i condotti
del fumo uscivano lateralmente. Costruì poi la
Hiryu, mentre la Shokaku e la Zuikaku erano in cantiere
al momento dell'entrata in guerra del Paese. Anche la
Gran Bretagna incrementò la
costruzione di portaerei: all' Illustrious del 1939
fece seguire la Victorious, la Formidable e l' Indomitable.
Lo stesso fecero gli Usa che arrivarono a programmare:
19 portaerei di squadra classe Essex (27.100 t), 9 leggere
classe Independence (11.000 t), 10 di scorta classe
Bairoko (11.400 t),
50 classe Casablanca (7800 t), 11 classe Bogue (9800
t). La portaerei diede una prima prova delle sue grandi
possibilità con l'attacco inglese a Taranto che
inferse un colpo durissimo alla nostra flotta (novembre
1940) e con l'attacco giapponese alla base navale americana
di Pearl Harbor (7
dicembre 1941) che mise in crisi gli Usa. A lorovolta
gli Stati Uniti fecero poi della portaerei la protagonista
della riscossa nel Pacifico. Lo sviluppo tecnico delle
portaerei ricevette così enorme impulso. I ponti
di volo ad angolo ideati dagli Inglesi vennero adottati
da tutte le marine interessate. Nuovi
dispositivi di arresto si resero sempre più necessari
per aerei veloci, ad ala corta, dalla velocità
di appontaggio sempre più elevata. Sul finire
del conflitto gli Americani cominciarono a
equipaggiare navi anche per elicotteri senza peraltro
minare l'importanza delle portaerei che videro
ancora il varo dell'inglese Eagle di 37.000 t (1951)
e della statunitense Forrestal di 60.000 t con un ponte
di volo di 330 m, seguita dalla Saratoga, dalla Ranger,
dall' Independence nel 1955. Del 1961 è invece
l'Enterprise (83.350 t) a propulsione nucleare, superata
tuttavia anch'essa dalla Nimitz di 95.100 t e dalle
altre portaerei statunitensi oggi in servizio.
Tecnica
Le portaerei sono ormai le navi da guerra di maggior
dislocamento e
costituiscono il nucleo delle flotte moderne, oltre
che degli Stati Uniti, anche della Francia e della Gran
Bretagna, i soli Paesi ad avere in servizio delle ve
re portaerei nella loro marina. Le maggiori portaerei,
almeno per quel che riguarda gli Usa, possono imbarcare
fino a 95 aeroplani; il loro apparato motore è
costituito da due reattori
nucleari ad acqua pressurizzata che alimentano quattro
gruppi turboreatto re, i quali, attraverso idonei riduttori,
muovono le elic he consentendo alla nave di raggiungere
una velocità di 30 nodi con un'autonomia di oltre
800mila miglia. Strutturalmente la portaerei è
caratterizzata dal ponte di volo e dalla disposizione
laterale dell' isola: il ponte di volo, che corre lungo
tutta la nave ed è molto alto sul mare, è
angolato in modo da creare due piste, una longitudinale
e parallela all'asse della nave, e l'altra angolata
verso sinistra di 10º rispetto alla prora; questo
consente non solo tutte le
operazioni di volo ma anche l'atterraggio e l'involo
di un aereo ogni minuto; per favorire l'appontaggio
e l'arresto degli apparecchi, trasversalmente alle piste
si trovano delle robuste e
speciali funi d'acciaio a tenuta elastica contro le
quali fa presa il gancio posto sotto la fusoliera dei
velivoli imbarcati; l'involo viene reso più efficiente
e sicuro mediante potenti catapulte navali. Sul lato
destro della nave è posta l'isola che ospita
la plancia, la centrale di controllo dei servizi di
bordo, come pure tutte le centrali per la movimentazione
dei velivoli e per le varie operazioni navali e aeree
che sono ormai altamente automatizzate; qui si trovano
anche i vari sistemi di controllo del traffico aereo,
del tutto analoghi a quelli delle torri di controllo
degli aeroporti; sempre nell'isola, sono posti i vari
sistemi atti a provvedere alla difesa della nave e quelli
per la guerra elettronica; allo scopo, le portaerei
sono armate con sistemi missilistici antiaerei e antimissile
per la difesa di punto, tuttavia necessitano sempre
di naviglio leggero per la scorta e la protezione da
insidie aeree e marittime. Il ponte sottostante que
llo di volo è attrezzato per il ricovero degli
aerei, ospitati con le ali ripiegate in appositi hangar;
potenti elevatori a piattaforma
movimentano i velivoli con il ponte di vo
lo; qui vi sono anche le officine per le riparazioni
e i box nei quali si provvede al carico delle munizioni,
dei missili e del carburante sugli aerei che devono
entrare in operazione. Il numero delle operazioni che
si svolgono su di una portaerei, nonostante l'automazione,
è tale che queste navi richiedono un equipaggio
numeroso, variabile fra 5000 e 6000 uomini, di cui ca.
la metà addetti ai servizi di volo .
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