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Trecento Il Trecento è considerato il secolo aureo della nostra produzione letteraria vista la presenza di tre grandi figure che, proprio per la loro importanza, sono definite le tre corone della letteratura italiana: Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Grazie a questi autori, la poesia e la prosa italiane subirono una decisiva trasformazione e il volgare ricevette la definitiva consacrazione letteraria.
Dante, con la Commedia, raggiunse la pienezza del suo percorso creativo: dagli inizi stilnovisti in cui la donna era ancora un essere umano e, quindi, simbolo di un amore terreno, alla figura di Beatrice, donna che scende dal cielo per prendersi cura dell'anima del suo amato, non soltanto del suo cuore.
Petrarca si impegnò nella produzione in lingua latina, considerando la civiltà classica un insuperato modello di cultura, ma la sua fama è legata al Canzoniere, una raccolta di liriche in volgare che ripercorrono la storia d'amore tra il poeta e Laura.
Boccaccio, con il suo Decameron, rinnovò la tradizione novellistica e cronachistica duecentesca; la sua raccolta di cento novelle coniuga uno stile di narrazione dinamico a una scelta di temi inusuali per l'epoca, con la classe borghese e mercantile protagonista delle vicende raccontate dall'"allegra brigata" di sette fanciulle e tre ragazzi, riuniti per una settimana in una villa nei pressi di Firenze per sfuggire all'epidemia di peste del 1348. La prosa visse momenti di splendore anche grazie ai racconti di viaggio: la testimonianza più importante è indubbiamente Il Milione di Marco Polo, resoconto del soggiorno in Oriente del mercante veneziano.

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