|
Quattrocento
Nel XV secolo si compie il passaggio da una cultura scolastica e medievale a un nuovo modo di concepire l'erudizione e i fenomeni culturali. Nasce il movimento umanistico e, con esso, l'interesse per la dimensione terrena della vita, che abbandona la contemplazione e la riflessione religiosa caratteristiche dell'età precedente. Centro di gravitazione per gli umanisti è la società e, di conseguenza, tutto ciò che può migliorare la sua organizzazione è oggetto di studio da parte dei letterati: a tale scopo vengono riscoperti i classici greci e latini, universalmente ritenuti modelli del vivere civile. Nasce così la ricerca storico-filologica: tornano alla luce testi antichi ritenuti fino ad allora definitivamente perduti, si recupera il piacere della lingua latina pura che, fin verso la metà del secolo, soppianta il volgare nella produzione letteraria.
A fine secolo assumono rilevanza le corti, centro di aggregazione culturale e di produzione artistica; una delle più importanti è quella di Lorenzo il Magnifico, figura fondamentale anche nel gioco di alleanze politiche dell'epoca, che alla sua funzione di mecenate affiancava quella di poeta con la composizione, ad esempio, del Trionfo di Bacco e Arianna. Presso la corte del Magnifico poterono esprimere il proprio valore artistico nomi di rilievo della letteratura quattrocentesca: Angelo Poliziano, autore delle Stanze per la giostra; e Luigi Pulci con il suo Morgante . L'importanza storica di Lorenzo è evocata anche da un altro elemento: la sua morte, avvenuta lo stesso anno della scoperta dell'America, segna la nascita della Modernità.
stampa questa pagina
|
|