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I Grandi Classici

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Ottocento Il clima letterario ottocentesco celebrò sia l'epopea del singolo, impegnato nell'affermazione del principio di libertà individuale, sia il nazionalismo, incentrato sul concetto di patria e su un  forte senso della storia dei popoli. Nacque il pensiero romantico, espressione della cultura borghese che si affacciava al potere in tutta Europa.
Uno dei primi autori che manifestò tali ideali fu Ugo Foscolo: attraverso opere come le Ultime lettere di Jacopo Ortis, Dei Sepolcri e i Sonetti, diede voce al disagio di una generazione che si sentiva in bilico tra classicismo e modernità. Già inserito nel clima romantico, Alessandro Manzoni fu invece espressione dell'esigenza di coinvolgere un pubblico sempre più numeroso nella fruizione letteraria; i Promessi sposi sono, infatti, uno dei primi esempi di scrittura piana e di linguaggio facilmente comprensibile anche dai più. Altra figura di spicco del secolo fu quella di Giacomo Leopardi, il maggior poeta del tempo che, seppur isolato in una vita fatta di studi e meditazioni, partecipò intensamente allo spirito della sua epoca: i suoi Canti, grazie a un linguaggio limpido e a una tecnica perfetta, furono uno degli esiti più alti della poesia italiana.
L'Unità d'Italia del 1861, coi suoi risvolti politico-sociali, segnò anche la produzione artistica coeva: tra i poeti che più seppero connotare in questo senso la propria ricerca vi fu Giosue Carducci. Sul finire del secolo si affiancò a questa nuova corrente letteraria la poetica verista che ebbe in Giovanni Verga il suo capostipite e il suo più prolifico autore: opere come i Malavoglia e Vita dei campi raccontano l'esistenza dei vinti, di chi cioè fu sopraffatto dai mutamenti introdotti in Italia dalla Rivoluzione Industriale e dall'avvento del capitalismo.
Le ultime esperienze letterarie furono quelle di Giovanni Pascoli, che con Myricae e i Canti di Castelvecchio rinnovò profondamente la tradizione della lirica italiana.

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