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I Grandi Classici

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Note sull'autore 
 

Prologo al terzo libro delle laudi per una pausa idilliaca e panica
Sette ballate de "Il fanciullo"
Liriche fiesolane: la poesia esalta le bellezze della natura
Liriche in lode dell’attività agreste
Commiato alle liriche fiesolane e preludio alle liriche d’estate
Ditirambo I - Romae frugiferae dic.
Liriche d’estate alla foce dell’Arno
Le radici del canto poetico
Liriche dedicate a Ermione
Lirica di atmosfera mitologica
Esaltazione della natura del litorale toscano e delle Apuane
Preludio al Ditirambo II
Ditirambo II
L'oleandro
Scambio di impressioni ed emozioni tra Glauco e Ardi
Liriche sulla natura di terra e di mare
La corona di Glauco: nove sonetti di argomento mitologico
Raffigurazione dell’estate: preludio al Ditirambo III
Ditirambo III
Liriche sulle suggestioni mitologiche emanate dai luoghi
Presentimento dello svanire dell’estate
Madrigali dell’estate
Sere estive
Ancora suggestioni mitologiche e preludio al ditirambo IV
Ditirambo IV
Liriche del languore apportato dal finire dell’estate
Presentimento dell’autunno nelle ore settembrine
Sogni di terre lontane e momenti di vita autunnale
Commiato dell’autore


Foglia di oleandro
Veduta del Lungarno Pacinotti a Pisa
Onde a Matsushima
Estate di Carlo Carrà
L'Angelo della vita di Giovanni Segantini
Edizione del 1904 di Elettra




Primo Novecento > Gabriele D'Annunzio

Alcyone

Le Laudi (il titolo completo apparso per la prima volta sulla Nuova Antologia è Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi), sono una raccolta di poesia, tra le più alte espressioni poetiche di Gabriele D’Annunzio. L’opera, che avrebbe dovuto comprendere 7 libri, come le Pleiadi, è composta invece di 5 libri. L’ultimo Asterope fu aggiunto alla raccolta nel 1916 e non è accorpato ai precedenti se non editorialmente, per cui i libri che compongono un insieme unitario sono Maia (I libro, 1903), resoconto poetico del viaggio compiuto in Grecia nel 1895, pervaso di naturalismo pagano; Elettra (II libro, 1903), “prima genitrice degli eroi”, di cui è soprattutto significativa la parte che celebra le “Città del silenzio”, quelle cioè che custodiscono le rovine di un passato celebre come Pisa, Ferrara e Ravenna; Alcyone (III libro, 1903), il risultato più alto e duraturo delle Laudi, e Merope (IV libro, 1912), la Pleiade oscura come il fato in guerra, dedicato appunto all’impresa di Libia. Alcyone, strutturato come un diario di una vacanza estiva in Versilia, è il canto dell’estate piena, dell’opulenza e dei colori, composto abbandonandosi alla dirompente esplosione dei sensi e alla libera immaginazione, capaci di trasfigurare in mito ed epifania ogni aspetto della natura, con cui l’autore si sente profondamente in comunione. Del Decadentismo europeo, infatti, D’Annunzio assorbe le istanze irrazionalistiche ed estetizzanti. Senso, istinto e sensualità (“Volontà, Voluttà, Orgoglio, Istinto, quadriga imperiale” le definisce l’autore nelle ultime pagine di Maia) diventano nella sua opera “strumenti” attraverso i quali cogliere il significato nascosto delle cose e tutta la sua poetica si contraddistingue per l’altissimo livello di purezza stilistica e per la ricerca di totale comunione tra le forze della vita e della natura. Questo tratto peculiare della sua opera è definito “panismo dannunziano”, da Pan, il demone greco della fertilità che rappresenta l’appartenenza dell’uomo al potere oscuro e istintivo della natura e trova in Alcyone la sua più alta espressione. Qui il poeta rivive in sé le molteplici forme di ciò che lo circonda: il suo io si dissolve negli alberi, si confonde con l’acqua, mentre la sua parola diventa leggera, si trasforma in suono, in musica in grado di riprodurre i rumori della natura, e crea rarefatte immagini sensuali e suggestive che nel loro insieme costituiscono il più grande contributo dannunziano alla poesia decadente.


  

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