Bilora è uno dei tre Dialoghi di Ruzante, forse il più vivace; narra la vicenda del giovane Bilora, il quale, allontanatosi da casa, al suo ritorno non trova più la moglie Dina. Costei ha ceduto alle lusinghe del vecchio e ricco Andronico e lo ha seguito. Il giovane parte alla ricerca della moglie e incontra il suo amico Pitaro, il quale gli rivela dove Dina abita con il vecchio: i due allora studiano un piano per far sì che Bilora possa riprendersi la moglie. Giunto a casa di Andronico, Bilora, sfruttando l’assenza momentanea del vecchio, riesce a parlare con la donna che gli confida di essere già stufa di Andronico e pronta a ritornare a casa con lui.
Bilora, contento delle rivelazioni appena ricevute, si ritrova in un’osteria con l’amico Pitaro e gli riferisce l’accaduto. Pitaro assume il ruolo di intermediario tra Bilora e Andronico, ma il vecchio si rivela un testardo e non ne vuole sapere di perdere la bella e giovane Dina, di cui peraltro è profondamente invaghito. Pitaro, forte delle rivelazioni precedenti, suggerisce di lasciare alla donna la decisione definitiva, ma quest’ultima si dimostra volubile e sostiene di non voler assolutamente tornare a casa col marito. Pitaro allora si ritira dalla scena. Bilora, profondamente adirato, decide di affrontare da solo Andronico e gli prepara un agguato: lo aspetta per strada, e non appena il vecchio esce per una passeggiata occasionale, lo aggredisce strapazzandolo al punto tale da provocarne la morte, conclusione amara e inaspettata del dialogo.
L’opera, in colorito dialetto pavano, come del resto gli altri Dialoghi di Ruzante, è di ambientazione rurale e i personaggi presentano una caratterizzazione rozza, sottolineata dall’uso sboccato del dialetto, il cui utilizzo costituì per l’autore una scelta consapevole di opposizione alla lingua della letteratura ufficiale.