L'ode Il Cinque Maggio fu composta da Alessandro Manzoni nel 1821, a poca distanza dall'altra ode di ispirazione civile Marzo 1821, che era stata dedicata ai primi moti insurrezionali del Risorgimento. Scritta di getto in occasione della morte di Napoleone, Il Cinque Maggio non propone un bilancio politico e storico delle imprese napoleoniche, ma ripercorre la vicenda umana del personaggio in cui si era incarnato il passaggio dall'Ancien Régime all'Europa delle nazioni. Attraverso forti immagini, costruite come flash dinamici e fulminei, il poeta riassume i momenti essenziali della vita dell'uom fatale, che raggiunse il culmine della gloria ed estese il suo dominio da un capo all'altro del mondo (“Dall'Alpi alle Piramidi/dal Manzanarre al Reno [...] scoppiò da Scilla a Tanai/dall'uno all'altro mar”), proponendosi come il cardine di due secoli l'un contro l'altro armato e toccando i vertici dell'orgoglio e del potere, ma provando anche la sofferenza e l'umiliazione della sconfitta (“due volte nella polvere/due volte sull'altar”), e infine, per il destino comune a tutti gli umani, sparve. Manzoni non risponde alla domanda che egli stesso si pone Fu vera gloria?, ma rinvia il giudizio alla sentenza dei posteri e si inchina di fronte al Massimo Fattor, che, attraverso Napoleone, ha voluto lasciare un più forte segno della sua potenza creatrice. Dio; dunque, giungerà a soccorrere l'uomo oramai esiliato, solo e angosciato dai ricordi dell'antico e perduto splendore dei dì che furono, offrendogli il conforto della fede e della Grazia divina. “Il Dio che atterra e suscita/che affanna e che consola/sulla deserta coltrice/accanto a lui posò”, sono le parole di chiusura dell’ode ed esprimono in modo esplicito la concezione manzoniana del rapporto tra la grandezza umana e quella divina: anche l'uomo più potente si rivela infinitamente debole di fronte al mistero della vita e del destino umano, che assumono significato soltanto attraverso la speranza di un premio non effimero, come i beni terreni, ma eterno e affidato alla divina provvidenza.