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Ottocento > Edmondo De Amicis

Cuore

Nato come libro per ragazzi, pubblicato per la prima volta a Milano, nel 1886, con una prefazione dell’autore mirante a spiegarne la genesi, Cuore è l’opera più importante e conosciuta di Edmondo De Amicis. Tradotto in numerose lingue, è stato a lungo libro di lettura nella scuola elementare italiana.
Finzione di racconto-diario di un alunno di terza elementare, il romanzo si presenta periodizzato in dieci mesi, da ottobre a luglio, di cui nove di scuola (interrotti talvolta dall’intervento dei familiari in forma di lettere) e racconta, attraverso i dettati del maestro del piccolo Enrico Bottini, le avventure esemplari ed edificanti di giovani piccoli eroi. Sono essi figure idealizzate, dal Piccolo patriota padovano, che decide di non vendersi ai nemici della patria, alla Piccola vedetta lombarda, che si sacrifica per osservare di nascosto le mosse del nemico; dal Piccolo scrivano fiorentino che lavora di notte copiando nomi per il padre e, incompreso, viene ripreso per il cattivo rendimento scolastico, al Tamburino sardo che si getta nella mischia per consegnare un messaggio di guerra, al fiero protagonista di Sangue romagnolo, che offre la sua vita per salvare la nonna, e ancora al tredicenne di Dagli Appennini alle Ande, che riesce a ritrovare con la propria tenacia la madre emigrata in America. I piccoli eroi sono descritti con bonaria e paterna tenerezza, talvolta un po’ di maniera, ma intensi e forti sono il significato e la portata sociale degli episodi, che sollevano problematiche allora attualissime: il tema della disoccupazione e dell’espatrio, la crisi della borghesia e l’emigrazione. È tuttavia la galleria dei compagni di scuola che popola il diario, a imprimere il tono del racconto e a riportare nella sfera delle umane debolezze e ambizioni l’affresco che De Amicis fa della società di allora. Incontriamo così il compagno Drossi, primo della classe (“bello, ridente, trionfante [...] nobile”) e Franti, che invece incarna la negatività (“una faccia tosta e trista”) e fa traballare il sistema dei valori borghesi; Garrone, prototipo della bontà, difensore dei deboli e Nobis, immagine della superbia; e poi Coretti, l’infaticabile, e molti altri in una rassegna composita e varia di caratteri, sentimenti ed emozioni.
La vitalità che emana dalle pagine di Cuore è data dallo stile vibrante e sentimentale della scrittura e dal filo conduttore che lega avventure e racconti alle tematiche patriottiche, ripercorse con toni patetici e nostalgici; De Amicis, infatti, piuttosto che aprirsi alle novità letterarie provenienti dalla Francia preferì rifugiarsi in se stesso e coltivare il rimpianto di valori antichi, annebbiati dallo stemperarsi dei fermenti e degli ideali risorgimentali.

  

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