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Avviso al lettore e nota introduttiva
Dallo Stato di Natura alle leggi e loro interpretazione
Rapporto tra delitti e pene
Tipologie di delitti
Formulazione dell’accusa: prove, accuse anonime, tortura
Quali pene per quali reati
Istruttorie e processi e altre tipologie di reato
Prevenzione dei delitti


Fucilazione di Francisco Goya y Lucientes
Il Caffé
Pagina del trattato di Cesare Beccaria




Settecento > Cesare Beccaria

Dei delitti e delle pene

L'Illuminismo elaborò diverse proposte in campo giuridico e legislativo, nell'intento di riformare i vecchi ordinamenti alla luce del nuovo pensiero liberale e democratico che si era diffuso in Europa. In questa prospettiva si colloca l'opera fondamentale di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene, pubblicata in Toscana nel 1764, e modificata nelle successive edizioni dal traduttore francese Morellet, che operò una riduzione e una ridistribuzione dei capitoli. L'opera, se provocò aspre critiche da parte della cultura tradizionalista, riscosse invece un immediato successo in Italia e in Europa, soprattutto a Parigi, dove fu apprezzata dagli intellettuali illuministi, in particolare da d'Alambert e da Voltaire, grazie anche alla sobrietà della prosa e al rigore delle argomentazioni. Nell'edizione del 1766, l'ultima a vedere la partecipazione di Beccaria alla revisione del testo e recentemente adottata dagli studiosi, l'opera è divisa in 47 capitoli. Il primo gruppo è dedicato alla definizione della legislazione penale, alla descrizione dei vari tipi di delitti e al rapporto tra delitto e pena. È nella parte dedicata all'analisi della formazione delle prove a carico dell'accusato (dall'attendibilità dei testimoni al valore degli indizi), che si colloca il famoso capitolo contro l'uso della tortura. Analizzati i diversi tipi di pena in rapporto ai diversi tipi di reato, Beccaria affronta infine il tema della prevenzione dei crimini, individuando nella cultura, nell’educazione e nella libertà gli strumenti più idonei a impedirli. L'energica polemica contro la tortura e la pena di morte viene espressa attraverso princìpi che si fondano su una concezione laica e giusnaturalista del diritto: la certezza del diritto e la sua autonomia dalla religione, la concezione della pena (come difesa della società più che come punizione del reo), la condanna della tortura sulla base della presunzione di innocenza, il rifiuto della pena di morte (perché nega la funzione di salvaguardia della vita da parte della società), e infine il progresso civile e culturale visto come mezzo di prevenzione. Sarà ruotando intorno a questi concetti che le discussioni successive apriranno la strada alla moderna cultura giuridica.

  

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