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Disperazione e morte di Didone




Settecento > Pietro Metastasio

Didone abbandonata

Metastasio compone la Didone abbandonata, che diversi critici considerano il suo capolavoro, in età giovanile, nel 1724. Nei tre atti in versi del melodramma l'autore si allontana dagli schemi tradizionali dell'opera barocca, avviando quel processo di rinnovamento del melodramma che caratterizzerà anche la sua produzione successiva. Utilizzando le sue qualità di versificatore, Metastasio modifica la struttura dell'opera, precisando sia la funzione del recitativo, che si avvicina al parlato naturale, sia quella dell'aria che, in chiusura di scena, ha il compito di esprimere i sentimenti dei diversi personaggi. Nella Didone abbandonata, che si ispira all'Eneide, il dramma si impernia sulla figura della regina, fondatrice di Cartagine, che ama Enea, oggetto anche di una segreta passione da parte di Selene, sorella di Didone. La vicenda prende avvio dalla decisione di Enea di lasciare Cartagine per riprendere la ricerca di una patria per i troiani, mentre Didone, che ignora i preparativi della partenza, è felice e innamorata. Sulla scena appare anche Iarba, re dei Numidi, che minaccia la guerra se Didone non acconsentirà a sposarlo. Insidiata da Iarba e circuita dall'infedele consigliere Osmida, quando la regina viene a conoscenza delle intenzioni di Enea, disperata decide di trattenerlo e, per ingelosirlo, finge in sua presenza di accettare la proposta di matrimonio. Abbandonata infine da Enea, Didone si ucciderà sul rogo, mentre Cartagine viene data alle fiamme da Iarba. Pur scivolando spesso dal tragico al patetico, talora con non voluti effetti grotteschi, l'opera costituisce un tentativo di approfondimento della psicologia dei personaggi, combattuti tra gli opposti sentimenti della passione amorosa e del senso del dovere. Sebbene Metastasio non riesca a esprimere a pieno la drammaticità della figura della protagonista, egli manifesta comunque una grande padronanza nella tecnica teatrale e nell’uso di un linguaggio poetico sciolto e aggraziato che caratterizza tutti i suoi melodrammi.

  

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