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L'inferno dantesco
Pagina del Paradiso
Dante e Beatrice
Dante e il Purgatorio
Ascesa all'Empireo di Hieronymus Bosch
I dannati di Luca Signorelli
Particolare del Giudizio finale di Hieronymus Bosch




Trecento > Dante Alighieri

Divina Commedia

La Divina Commedia allude già nel titolo al modello retorico scelto da Dante. La commedia, da intendersi come una rappresentazione mista nella quale trovavano posto toni e linguaggi differenti e a volte contrastanti, era ben distinta, per l'autore, dal modello retorico della tragedia, la quale con l'Eneide di Virgilio aveva raggiunto la sua espressione più sublime. Nel grande poeta latino, Dante riconosce il maestro e la guida al contempo spirituale e artistica. Il metro del poema è quello della terzina incatenata (aba, bcb, cdc ecc.) e la narrazione si sviluppa all'interno di tre cantiche - Inferno, Purgatorio e Paradiso (quest'ultimo pubblicato postumo) – di 33 canti ciascuna, più uno introduttivo nell'Inferno. Le prime due cantiche erano già diffuse sino dal 1311-1313, mentre il Paradiso non era ancora noto quando Dante morì (1321), tanto che si credette che l'opera fosse rimasta incompiuta; fortunosamente il figlio Jacopo trovò gli ultimi tredici canti.
Nel poema, Dante, vivo, compie un pellegrinaggio attraverso i tre regni dell'oltretomba grazie all'intercessione di Beatrice, la quale lo soccorre in un momento di smarrimento morale simboleggiato dalla celeberrima “selva oscura”. Durante il viaggio nel regno delle anime, il poeta può osservare con i propri occhi il tormento degli spiriti dannati, le pene di coloro che abitano il Purgatorio e l'immensa felicità dei beati. Virgilio, nelle prime due cantiche, e Beatrice nell'ultima, hanno il compito di illustrare a Dante il sistema morale secondo il quale sono organizzate le regioni oltremondane, il cui impianto di peccati e pene risponde a una visione filosoficamente dettagliata dell'uomo e del mondo reale. Il suo cammino interiore, però, non corrisponde solamente al ripudio del male, al pentimento e alla gioia paradisiaca, ma anche all'allargarsi degli orizzonti morali, intellettuali e politici dell'uomo che, nell'atto della contemplazione, coglie i complessivi progetti divini. Da questa evoluzione del contenuto della Divina Commedia discendono importanti conseguenze stilistiche: nell'Inferno, l'autore privilegia la cronaca personale più realistica, sensuale e carica di tensione drammatica rispetto al Purgatorio, in cui il distacco dalle umane passioni rende il tono più elegiaco e lieve. Infine nel Paradiso , ricco di trattazioni squisitamente filosofiche e di tematiche spirituali, Dante si affida a uno stile allusivo e metaforico per descrivere il celestiale susseguirsi di visioni estatiche.