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Rinaldo abbandona Armida di Tiepolo
Urbano II indice la prima Crociata
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La battaglia di Horace Vernet




Cinquecento > Torquato Tasso

Gerusalemme liberata

La Gerusalemme liberata, poema epico in ottave, suddiviso in 20 canti, venne ultimata da Torquato Tasso nel 1575 e pubblicata cinque anni più tardi, quando il poeta era rinchiuso come pazzo nell'ospedale di Sant'Anna a Ferrara, quindi senza il suo consenso. L’opera era frutto di una lunga e travagliata elaborazione; iniziata fin dal 1559, all’epoca del soggiorno a Venezia, fu più volte interrotta per motivi di salute, sottoposta a giudizi deludenti della critica, che alimentarono lo spirito ipercritico e intransigente dell’autore, e infine pubblicata in successive edizioni tra il 1580 e il 1584. Il tema è quello epico-eroico della prima Crociata, il cui esito vittorioso si deve all'ardore guerriero dell'esercito cristiano capeggiato dal valoroso Goffredo di Buglione. Nel poema l'autore alterna magistralmente momenti di acuta e squillante battaglia, propri del registro epico, ad altri di intima riflessione e struggente raccoglimento. In un gioco di rimandi, le note ora eroiche e guerresche ora malinconiche e tormentate di animi turbati dall'amore si rincorrono all'interno del grande scenario della guerra santa.
La Gerusalemme liberata si apre con l'ambasceria dell'arcangelo Gabriele a Goffredo di Buglione perché porti trionfalmente a termine la guerra santa, le cui sorti sono compromesse dalle discordie di ambiziosi condottieri. Grazie all'aiuto di Pietro l'Eremita, Goffredo riesce a farsi eleggere capo e infiammare di nuovo ardore l'esercito crociato; lo affiancano nell'impresa il giovane e inquieto Rinaldo e Tancredi, innamorato della bella Clorinda, guerriera saracena. Forze demoniache vengono in aiuto dei pagani inviando al campo crociato la bella e astuta Armida, che si presenta sotto le vesti di una povera fanciulla minacciata di morte dallo zio Idraote, re di Damasco. L'arrivo di Armida e la sfida tra Rinaldo e il commilitone Gernando, che si conclude con la morte di quest'ultimo e la fuga di Rinaldo, porta sbando e confusione all'interno del campo; l'esito negativo del duello tra Argante, il più forte dei guerrieri arabi, e Tancredi, sconvolto dall'improvviso apparire di Clorinda, tinge di fallimento le sorti della guerra. Inoltre la furia Aletto prosegue la sua opera malvagia spargendo la falsa notizia della morte di Rinaldo e invitando Solimano a un attacco notturno del campo cristiano. Goffredo e il suo esercito resistono e si apprestano a cingere d'assedio Gerusalemme con una grande torre da guerra che viene posta contro le mura della città. Argante e Clorinda, usciti allo scoperto per incendiarla, si scontrano con Tancredi, che nel tumulto della battaglia uccide, senza averla riconosciuta, la sua amata. Soltanto il ritorno di Rinaldo può portare l'esercito cristiano alla vittoria conclusiva, questo viene svelato in sogno a Goffredo, che invia due soldati alle Isole Fortunate dove Armida tiene prigioniero il giovane eroe. Rinaldo, che riesce a sfuggire alle inebrianti malie della sua bella carceriera grazie all'aiuto del mago di Ascalona, dissolve il malvagio incantesimo della selva di Saron, il cui prezioso legname viene usato per costruire le armi d'assedio necessarie a far capitolare l'esercito saraceno. Il poema entra così nelle sue battute finali e a vincitori e vinti Tasso momenti di epica gloria e intenso lirismo.


  

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