Sapere.it > Canale scuola
 
I Grandi Classici

Gli autori
I periodi storici
Cerca:  
Note sull'autore 
 

Introduzione
I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
XI
XII
XIII
XIV
XV


Illustrazione per La ballata del vecchio marinaio di Coleridge
Vucciria a Palermo di Renato Guttuso
Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo




Ottocento > Giovanni Verga

Malavoglia (I)

In mancanza di un manifesto programmatico, i veristi elessero a tale ruolo l’Introduzione a I Malavoglia. Due pagine in cui Verga illustra non soltanto il contenuto del proprio romanzo, ma traccia le linee di una nuova metodologia.
Questo lavoro è lo studio sincero e spassionato [...]”, scrive l’autore in apertura, e per spassionato intende letteralmente privo di passioni, cioè di coinvolgimento emotivo da parte dell’autore. È il metodo impersonale e oggettivo che s’impone dopo tanto soggettivismo romantico. In chiusura dell’Introduzione Verga ndica il nuovo ruolo del narratore che con sforzo deve cercare di allontanarsi dalla realtà circostante, “dal campo della lotta”, per meglio descriverla, per rappresentarla il più fedelmente possibile nei suoi colori e specifica espressamente: “Chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo”. Lo scrittore, dunque, che vuole che la letteratura si occupi del vero, deve avvicinarsi alla realtà da descrivere senza pregiudizi o intenti moralistici.
Verga vuole così mettere sull’avviso il lettore che si trovava a confrontarsi per la prima volta con un mondo violento, primitivo e sconosciuto. L’esperienza di Capuana, accusato di “immoralità” per Giacinta, aveva dimostrato ai veristi che il loro modo di fare letteratura poteva facilmente urtare la morale dell’epoca e Verga ribadisce, quasi a prova di solidarietà con l’amico, che avvicinandosi a un “documento di vita”, bisogna astenersi dal giudizio e limitarsi alla comprensione.
Il romanzo narra le tristi vicende della famiglia Toscano detta i “Malavoglia”, originaria di Aci Trezza un piccolo paese di pescatori sulla costa catanese, e si apre con il racconto del naufragio della barca, la “Provvidenza”. L’incidente in cui muore Bastianazzo, il figlio di padron ‘Ntoni, il vecchio capofamiglia, segna anche la fine di un sogno di relativo benessere. Col naufragio, infatti, cola a picco anche il commercio di lupini appena avviato dalla famiglia. Da questo momento una serie di sventure si abbatte sui Malavoglia. I debiti li costringono a vendere la “casa del nespolo”, l’amata abitazione di famiglia, mentre il mondo, “pesce vorace”, inghiotte quattro dei cinque figli che Bastianazzo ha lasciato. ‘Ntoni, il maggiore, finisce in un giro di contrabbando e conosce l’esperienza del carcere; Lia, la sorella minore, per sfuggire alle chiacchiere del paese scappa da Aci Trezza e diventa una prostituta; Luca, il secondogenito, muore nella battaglia di Lissa; Mena a causa delle difficoltà economiche deve rinunciare al matrimonio con Brasi Cipolla.
Soltanto Alessi riesce, all’indomani della morte del vecchio ‘Ntoni, a realizzare il sogno del nonno di riscattare la “casa del nespolo”. Ma il romanzo si chiude amaramente, con il ritorno inatteso, una sera, di ‘Ntoni uscito dal carcere: benché egli venga accolto calorosamente dalla restante famiglia, si sente a disagio in un mondo di cui vorrebbe ancora far parte, ma che ormai l’ha escluso irrimediabilmente. “L’ideale dell’ostrica”, per il quale si rimane attaccati alle proprie cose e abitudini esistenziali come il tenace mollusco, implica un’irreversibilità che non perdona un abbandono. A ‘Ntoni non rimane che rivedere il paese ancora una volta, con il cuore gonfio di tristezza, quasi da clandestino, di notte, per poi allontanarsi definitivamente, dopo aver sentito le voci consuete del paese che riprende la sua vita d’ogni giorno, allo spuntare dell’alba.

  

stampa questa pagina