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A Luigia Pallavicini caduta da cavallo
All’amica risanata


Particolare della scultura Amore e Psiche di Antonio Canova




Ottocento > Ugo Foscolo

Odi

Foscolo compose le Odi, serena esaltazione della bellezza, negli stessi anni in cui descriveva la tragica passione patriottica e amorosa di Jacopo Ortis   e ne riprendeva le tematiche con più accesa spiritualità nei Sonetti. Le Odi sono due soltanto: la prima A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, scritta nel 1800, e la seconda All’amica risanata, scritta nel 1802. Entrambe furono pubblicate in edizione definitiva nel 1803 contemporaneamente ai Sonetti.
Le Odi sono un inno alla bellezza, unica in grado di confortare l’animo angosciato dell’uomo e verso cui il poeta si protende, alla ricerca di un’armonia dello spirito e degli affetti e nel tentativo di superare le contraddizioni e le asperità del suo animo. Esse esprimono la duplicità della vena poetica di Foscolo, da un lato pervasa di ansia romantica, di forti sentimenti, di passionalità, dall’altra nostalgica di un mondo di classica placidità rasserenante, che egli però vive come un sogno che sublima la drammaticità della sua vita. Spirito dunque Foscolo più romantico che neoclassico, per cui il suo rifugiarsi nei miti antichi dà un risultato poetico elegante e stilisticamente perfetto, ma alquanto astratto e freddo. Più matura sarà l’esaltazione della bellezza nelle Grazie, e tra le Odi più equilibrata e profonda nei suoi significati è la seconda, in cui appare uno dei temi più cari all’autore, cioè la celebrazione della poesia come mezzo per rendere eterni i valori umani.
A Luigia Pallavicini caduta da cavallo fu composta a Genova prendendo a spunto un fatto di cronaca: una gentildonna cadde da cavallo e riportò gravi danni fisici al volto. L’evento viene trasferito dal poeta in un’aura di favola remota giocata tra il mito di Adone, simbolo della bellezza effimera dei singoli, e quello di Artemide, simbolo della durata eterna della bellezza universale.
All’amica risanata fu composta invece in occasione della guarigione di Antonietta Fagnani Arese, amata da Foscolo, e ripropone lo stesso tema dell’Ode precedente, cioè della continua minaccia dello sfiorire della bellezza. Non l’amica viene cantata, ma il mito astratto della bellezza che si incarna di volta in volta in ogni singola donna e l’amore, visto come contemplazione di quel mito, in atto di elevarsi sulla grettezza dei sensi. Più profondo il senso di questa seconda Ode, perché vi si esalta la poesia, anche attraverso i ricordi mitologici, riconoscendole la funzione di illuminare la vita e di perpetuare in eterno i valori terreni.

  

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