L'Orlando furioso di Ludovico Ariosto, poema cavalleresco in ottave, fu pubblicato per la prima volta a Ferrara nel 1516, ma l'edizione definitiva risale al 1532 ed è composta da quarantasei canti. Il poema rappresenta di fatto la continuazione dell’Orlando innamorato che, nel 1494, la morte del Boiardo, autore dell'opera, aveva bruscamente interrotto.
Il senso di ordine e di armonia, che permeavano l'immaginario rinascimentale, fanno da sfondo a una trama molto complessa che, grazie al sapiente montaggio narrativo di Ariosto, si svolge e si intreccia senza lasciare percorsi incompiuti e azioni sospese. La geometria flessibile dell'opera crea un ciclo di innumerevoli poemi, ma nessuno sembra prevalere realmente sull'altro, anche se si è soliti tracciare essenzialmente tre linee narrative: Orlando alla ricerca di Angelica, Bradamante sulle tracce di Ruggiero e i vagabondaggi di Astolfo, episodi, questi ultimi, a cui l'autore lega gran parte della sfera fantastica e magica dell'opera.
La principessa Angelica fugge ed è inseguita da cavalieri cristiani e saraceni, tutti innamorati di lei: Ferraù, Rinaldo, Sacripante, Orlando. Nella sua lunga e travagliata fuga, la fanciulla, che viene insidiata da un frate negromante, fatta prigioniera dai corsari che la espongono alle fauci dell'Orca e liberata da Ruggiero, a cui si sottrae grazie a un anello magico, incontra il suo vero amore. È Medoro, l'eroico saraceno che, ferito per mano cristiana, viene magicamente curato da Angelica; i due innamorati si sposano, lasciando ovunque nel bosco tracce della loro felice unione, e si imbarcano per il Catai, terra natale di Angelica.
Mentre Angelica è impegnata nelle sue peregrinazioni, altre avventurose vicende vedono protagonisti Rinaldo e Orlando. Il primo alterna missioni diplomatiche di grande importanza (viaggio in Scozia e in Inghilterra, combattimenti a Parigi) a vani tentativi di rintracciare l'amata Angelica fino a quando, bevendo alla fonte dell'Oblio nella selva Ardenna, si libera dell'insano sentimento. Orlando, invece, affronta altrettante pericolose avventure fino a quando giunge al bosco che vide innamorati Angelica e Medoro. Il loro nome inciso su una corteccia cancella ogni dubbio e il povero Orlando, in preda alla più cupa disperazione, perde la ragione che gli verrà restituita da Astolfo. Il prode paladino, infatti, sulla groppa dell'Ippogrifo raggiunge la Luna, ove si conserva tutto ciò che si perde sulla terra e, dunque, anche il senno di Orlando.
Bradamante invece apprende dalla maga Melissa che dall'unione con il suo amato Ruggiero nascerà l'illustre stirpe degli Estensi: si apre così l'avventurosa cronaca di questa celebre coppia che più volte dovrà sottrarsi ai nefasti sortilegi del mago Atlante. Inutilmente il mago cercherà di impedire il battesimo di Ruggiero e il suo matrimonio con Bradamante e anche Rodomonte, impavido eroe pagano, non potrà che soccombere in un tragico ed epico duello, mortalmente travolto dalla forza del nuovo campione cristiano.