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Primo Novecento > Gabriele D'Annunzio

Piacere (Il)

Nei suoi romanzi, D’Annunzio esplicita le sue teorie estetiche, di chiara influenza francese, e la sua filosofia superomistica. Se la fede nella bellezza come unica possibilità di salvezza di fronte al crollo degli ideali romantici era un’esigenza comune al Decadentismo, assolutamente peculiare è stato il modo in cui D’Annunzio ha recepito le teorie del Superuomo di Nietzsche e il Vitalismo di Bergson. Il Superuomo, che per Nietzsche era un concetto filosofico apolitico, si trasforma nel disprezzo delle plebi (Le vergini delle rocce) e nel culto della personalità artistica (Fuoco), mentre lo “slancio vitale”, che nella filosofia vitalista è una forza creatrice indipendente dai fenomeni fisico-chimici, diventa compiaciuto abbandono a uno sfrenato soddisfacimento dei sensi, come in uno dei suoi romanzi più importanti, Il Piacere.
Scritto nel 1889, Il Piacere è il primo dei romanzi di D'Annunzio. Incontrò subito non solo un grande successo di pubblico ma anche le simpatie dei “colleghi” veristi Capuana e Verga. Nella prefazione, infatti, l'autore stesso denuncia un intento naturalista presentando il romanzo come un “libro nel quale io studio, non senza tristezza, tanta corruzione e tanta depravazione”.
Non sono tuttavia i presupposti metodologici veristi, a fare de Il Piacere un'opera fondamentale per la letteratura europea di fine Ottocento. È invece la descrizione della personalità “camaleontica, chimerica, incoerente, inconsistente” di Andrea Sperelli e le sue meditazioni sulla poesia ad aver collocato, per eccellenza, questo romanzo tra le opere più famose del Decadentismo europeo.
Protagonista del romanzo è il conte Andrea Sperelli Fieschi d'Ugenta “un giovane tutto impregnato d'arte” che conduce un’esistenza raffinata ed elitaria in una Roma lussuosa e barocca. Artista dilettante (si interessa di pittura, poesia e musica), Andrea cerca di plasmare la sua esistenza secondo un ideale artistico, alla cui luce vive anche le sue relazioni d'amore. In primo luogo quella con Elena Muti, donna affascinante, vedova del duca di Scerni, che, dopo un periodo di intensa passione, sacrifica l'amore del giovane Andrea alle ricchezze di Lord Heathfield. Elena lascia Roma e Andrea vive il suo dolore abbandonandosi a sfrenate avventure mondane. Ferito in duello da un rivale geloso, trascorre una convalescenza “purificatrice” nella villa di una ricca cugina. Qui conosce un’altra donna, Maria Ferres, con la quale tenta di instaurare un rapporto d'amore platonico e spirituale. Ma il piacere prevale e anche quello con Maria diventa un rapporto carnale, all'interno del quale Andrea cerca di rivivere le emozioni provate con Elena. E sarà proprio l'ossessivo ricordo di Elena a fargli perdere anche Maria.



  

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