Il romanzo (primo di un progetto in quattro libri), pubblicato nel 1895 dopo essere precedentemente apparso a puntate sulla Nuova Antologia, può essere a buon diritto considerato il capolavoro di Antonio Fogazzaro.
L'autore, che persegue un ideale di arte come trasfigurazione dell'elemento umano verso una misticheggiante spiritualità - e che per questo viene osteggiato dalla Chiesa - introduce nell’opera un elemento molto presente nella poetica tardo-romantica della letteratura nord europea: la nostalgia.
Il romanzo è sostanzialmente suddiviso in tre parti.
Nella prima, sullo sfondo di un'Italia ancora ricca di fermenti e alti ideali (la vicenda si svolge prima dell'Unità del 1861), Fogazzaro racconta l'amore di Franco Maironi e Luisa Rigey, i quali, osteggiati dalla famiglia di lui (soprattutto dalla nonna marchesa che minaccia di diseredare il nipote), andranno a vivere nella piccola località di Oria sul lago di Lugano.
Nella seconda intervengono tormentati sviluppi della vicenda quando la persecuzione della marchesa sortisce il suo effetto: lo zio Piero viene licenziato e la piccola famiglia precipita nella miseria proprio dopo la gioia per la nascita di una figlia, Ombretta. In questa cornice i due sposi, sempre sospesi fra spirito di rivalsa, insofferenza e rassegnazione, dovranno affrontare il dramma interiore scatenato dalla morte della bambina, annegata nel lago.
La tragedia avrà esiti diversi nei due protagonisti: Luisa cadrà in preda a un dolore cieco e disperato che la condurrà alle soglie di una follia senza speranza, mentre Franco ritroverà nella fede e nell'ideale patriottico la forza per continuare a vivere. E saranno proprio questi valori, che improntano la terza parte, a riavvicinare i due sposi che alla fine del romanzo, troveranno una profonda unione spirituale e familiare, suggellata dall’attesa di un nuovo figlio, che sarà il protagonista degli altri tre romanzi della tetralogia, Piccolo mondo moderno (1900), Il Santo (1905) e Leila (1910)
Accanto alla vicenda principale, lo scrittore descrive con affettuosa nostalgia dai toni crepuscolari un “mondo antico”, fatto di piccole cose e, nel ripercorrere le strade della memoria, raggiunge il massimo livello espressivo.
L'opera di Fogazzaro, per quanto attraversata da uno spiccato moralismo intellettualistico, e facilmente accusabile di sentimentalismo di maniera, presenta alcuni aspetti importanti per capire la mentalità dell'epoca. In essa traspare tutto il travaglio spirituale e il tormento interiore che attraversano la cultura italiana di fine Ottocento. Una volta realizzato il sogno romantico-risorgimentale di un paese unito e libero, nuovi problemi e contraddizioni si ponevano all'attenzione degli intellettuali, primo fra tutti la scala dei valori su cui costruire un comune sentire nazionale: Piccolo mondo antico va perciò interpretato come uno dei massimi tentativi di dare una risposta a queste inquietudini.