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Rime e ritmi: parte prima
Rime e ritmi: parte seconda


Vacche aggiogate di Giovanni Segantini
Ritratto di Francesco Crispi
Veduta di Ferrara




Ottocento > Giosue Carducci

Rime e ritmi

La raccolta poetica, composta tra l’aprile del 1887 e il settembre del 1898, fu edita a Bologna nel 1899 dallo stesso Carducci con il titolo di Rime e ritmi , per richiamare sin dal titolo il susseguirsi e l’intervallarsi di metri tradizionali e di ritmi mutuati dalla metrica latina, già sperimentati dal poeta con una tecnica innovativa nelle precedenti Odi barbare.
Carducci pone, in apertura e in chiusura della raccolta, due brevi componimenti (Alla signorina Maria A. e Congedo), che annunciano il malinconico e crepuscolare esaurirsi della sua poesia più altisonante; l’intera opera è infatti pervasa da un senso di nostalgico distacco dalla realtà. Il Carducci di Rime e ritmi appare meditativo e ripiegato sulla sua interiorità, ha una voce lirica meno possente, un minore vigore nell’ispirazione e privilegia motivi di profonda introspezione, tra cui campeggia la riflessione sulla morte, resa con immagini fortemente evocative; al senso di fine imminente egli tenta di reagire attraverso una ricerca di superiori armonie e tensioni vitali, rivolgendosi all’ausilio della natura, dell’amore, della storia e dell’arte.
Si riproducono dunque, seppur con accenti variati, i classici temi carducciani: dalla rievocazione storica, come in La chiesa di Polenta e in Bicocca di San Giacomo, alle celebrazioni risorgimentali, come in Cadore e in Piemonte; dalle riflessioni su argomenti più specificamente “civili”, come ne La guerra e ne La mietitura del Turco, ai riferimenti culturali, come in Nicola Pisano, Carlo Goldoni, Alla città di Ferrara, Per il monumento di Dante a Trento (poesie quest’ultime che sottolineano la matrice colta di molta lirica dell’autore, che subiva il fascino del mito classico e dalla citazione letteraria, come in La moglie del gigante e in Jaufré Rudel); e infine troviamo ancora la meditazione più intimista e il dialogo con la natura, come in Mezzogiorno alpino e in Presso una Certosa, che riprendono certe tonalità proprie della raccolta Rime nuove (1861-87).
L’unità letteraria dell’opera, che pare risentire di una certa retorica e virtuosismo, è da ricercarsi negli elementi che esaltano l’autenticità dell’ispirazione e della vena lirica del poeta: l’amore per l’Italia, ribadito attraverso la delineazione di una geografia ideale, la sincera ammirazione - così come era stata quella di Foscolo - per gli uomini grandi e, soprattutto, il culto per la poesia.

  

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