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Giuliano de' Medici
Tomba di Giuliano de' Medici
Affresco di Andrea Mantegna della Camera degli Sposi




Quattrocento > Angelo Poliziano

Stanze per la giostra

Poemetto in ottave scritto da Poliziano per celebrare il trionfo di Giuliano de’Medici in una giostra (una sfida cioè tra cavalieri armati in cui vinceva chi riusciva a disarcionare l’avversario); il pretesto della giostra serviva al poeta per esaltare Giuliano e la donna da lui amata Simonetta Vespucci, per cui il componimento sarebbe rientrato nel genere dei poemetti a sfondo encomiastico che si scrivevano in occasione delle feste allestite per mettere in luce i cittadini più illustri. In realtà il poemetto rimase incompiuto per la sopravvenuta morte di Giuliano a opera della congiura dei Pazzi e si arrestò dove avrebbe dovuto incominciare la descrizione della giostra vera e propria, abbracciando invece l’antefatto in una sorta di favola amorosa, in cui Poliziano espresse tutta la sua vena poetica, sorpassando i criteri tipici e stereotipati dell’elogio.
La trama del primo libro è la seguente: Julio, cavaliere e appassionato cacciatore, disprezza l’amore e vive in comunione con la natura: Cupido, dio dell’amore, si irrita e un giorno gli manda innanzi, in una partita di caccia, una cerva colpita dal suo incantesimo, per cui Julio si dà al suo inseguimento finché giunto in una radura, la cerva scompare e al suo posto appare una deliziosa fanciulla, Simonetta, di cui egli si innamora all’istante. Cupido soddisfatto si precipita a Cipro, regno di sua madre Venere e le racconta il suo trionfo. Il tutto si svolge in un’atmosfera rarefatta: i paesaggi sono di un’incantevole bellezza e serenità e i personaggi sono anch’essi quasi evanescenti come si dovessero confondere con la grazia e la leggerezza della natura che li circonda. Altrettanto soffici e delicati sono i loro sentimenti amorosi vissuti con abbandono e leggerezza, senza drammi o riflessioni interiori. Essi vivono come in un sogno la loro avventura d’amore: soltanto una vena di melanconia, cara a Poliziano, li pervade, dettata dalla fugacità della gioia e della giovinezza, che costituisce un tema ricorrente della sua poesia. In questo senso le Stanze di Poliziano possono essere ascritte al genere idilliaco che aveva illustri maestri nel passato, tra i Greci e i Latini, e che continuerà ad aver fortuna in futuro come poesia corrispondente al desiderio di evasione dalle difficoltà e dai limiti della vita. Anche nel linguaggio si sente l’influenza di un certo classicismo, temperato tuttavia dalla dolcezza sensuale dell’abbandono alla gioia di immergersi completamente nella natura. Il secondo libro è costituito da poche ottave che sono più secche e meno valide poeticamente, perché l’avvicinarsi del momento celebrativo vero e proprio offusca l’atmosfera di favola creata dal poeta.

  

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