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La canzone


Arianna e Teseo
Trionfo di Bacco e Arianna di Annibale Carracci




Quattrocento > Lorenzo de' Medici

Trionfo di Bacco e Arianna (Il)

La celeberrima canzone di Lorenzo de’Medici è contenuta nei Canti Carnascialeschi, scritti per essere cantati durante il carnevale o carnasciale in cori smodati dalle maschere in festa. È chiamata Il trionfo alludendo al corteo trionfale, che riferendosi all’episodio mitologico di Teseo e Arianna, si incentra sulla figura di Bacco, dio del vino e dell’allegria sfrenata. Bacco è affiancato da Arianna, figlia di Minosse, re di Creta, che, dopo aver aiutato il giovane ateniese Teseo a uccidere il Minotauro, mostro mezzo uomo e mezzo toro che il re teneva rinchiuso nel labirinto del suo palazzo dandogli in pasto vittime umane, scappa con lui, ma viene abbandonata nell’isola di Nasso e si dispera. È qui che la trova il dio Bacco e la conforta con il suo spirito allegro e canzonatorio che sottolinea come non valga la pena di prendersela per le vicende umane. Intorno a Bacco e Arianna sfilano altre figure mitiche legate al culto del Dio.
Il tema, ripetuto, della canzone, è quello della giovinezza lieta ed effimera, per cui è necessario goderne senza lasciarsi sfuggire l’attimo fuggente. Il tema ben si inserisce nella mentalità diffusa e nella sensibilità poetica del Quattrocento, per cui Lorenzo il Magnifico si fa portavoce di un sentimento comune a un’intera società, piuttosto che riportare il pensiero di un uomo soltanto. Il senso dell’effimero e del fuggitivo, legato al passaggio rapido della giovinezza, ha tuttavia un sottofondo di amarezza e di scetticismo; c’è infatti nel canto non soltanto l’invito a godere di un momento felice e passeggero, ma anche la rassegnazione di fronte a un destino imprevedibile. “Ciò c’ha a esser, convien che sia”, scrive il più grande dei principi italiani che, artefice di una faticosa pace e prosperità tra gli stati, intravede l’incertezza e le ombre del futuro. Che il mondo dunque goda di quella pace, come Arianna della sua giovinezza senza porsi troppe domande sul destino dell’uomo. Il Rinascimento è periodo di leggerezza e spensieratezza, ma anche di inquietudine e precarietà, sentimenti tutti ben rappresentati nei versi scorrevoli di questa canzone.

  

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