Composto tra 1798 e il 1802, il romanzo di Ugo Foscolo racconta, in forma di lettere che il protagonista invia all'amico Lorenzo, i turbamenti politici e amorosi del giovane Jacopo. All'indomani del trattato di Campoformio il protagonista, che era stato un grande sostenitore di Napoleone, abbandona Venezia e si ritira in solitudine sui colli Euganei. Qui conosce Teresa, una giovane contessina di cui si innamora. La ragazza però è promessa in sposa a un altro uomo, Odoardo. Non potendole offrire nulla tranne la sua misera esistenza di profugo, Jacopo decide di partire.
Comincia così il suo lungo e tormentato viaggio attraverso l'Italia in cui nulla, neanche lo splendore delle città d'arte, riesce a consolarlo. Attorno a sé Jacopo vede solo un popolo sfortunato, ma anche poco tenace, oppresso dalla dominazione straniera. Tornato in Veneto si confronta con un'altra sconfitta: il matrimonio di Teresa e Odoardo. In preda alla più nera disperazione si uccide.
La componente autobiografica dell'opera è evidente. Nelle riflessioni di Jacopo, come in quelle del suo autore, si fondono cupa disperazione e fede nella giustizia e nella libertà, amore passionale e slancio politico, rispetto della virtù e disperato nichilismo. L’Ortis è un'opera fondamentale, nella produzione letteraria di Foscolo, perché anticipa tutte le tematiche (l'esilio, la fuga, la morte, l'amore, la bellezza) che troveranno nella sua poesia il massimo livello espressivo e che la caratterizzeranno come unica nella storia della nostra letteratura.