La prima edizione di Vita dei campi comparve nel 1880 e raccoglieva novelle pubblicate negli anni precedenti su diverse riviste. Fu Verga stesso a curare l’edizione definitiva del 1897, dopo numerose modifiche a livello stilistico e strutturale, inserendovi il bozzetto Nedda scritto nel 1874 e collocando Fantasticheria come racconto programmatico della raccolta. Essa venne così a comprendere nove novelle, più Nedda, che ben vi si adatta non soltanto per l’ambientazione umile e campestre, ma anche per l’assunzione da parte di Verga di uno stile essenziale, rigoroso, atto a rappresentare i fatti nella loro crudezza, senza pretesa alcuna di giudizio o di interpretazione, tanto da essere considerato il suo primo racconto verista. La scelta di Verga di fotografare il mondo contadino siciliano deriva dall’appartenenza a quella terra, dall’attaccamento ai costumi arcaici e primitivi delle sue origini e dalla certezza, quindi, di avere gli strumenti per offrire al pubblico un efficace documento di una realtà per molti versi sconosciuta. La questione sociale del Mezzogiorno era, infatti, allora sulla bocca di tutti e oggetto di numerose inchieste parlamentari, le quali però, o per indifferenza o per cattiva volontà politica, erano ben lungi dal cogliere i problemi dall’interno e dal penetrarli con una finezza psicologica aderente al modello esistenziale delle popolazioni siciliane. In questa direzione andava invece l’impegno “sociologico” di Verga: lo scopo delle sue novelle era appunto quello di mettere al centro del suo prodotto letterario i personaggi di una Sicilia arcaica, in cui le passioni amorose si intrecciano con la durezza dei rapporti interpersonali, la miseria materiale e l’accettazione passiva di un destino imperscrutabile e immutabile. Per far questo, cioè rappresentare il “vero”, come se la mano dell’autore fosse invisibile, Verga elaborò uno stile personalissimo che sembra sgorgare direttamente dalla parlata siciliana; studiò i proverbi siciliani, nonché le opere antropologiche sul folclore dell’isola e raccolse numerosa documentazione su situazioni, personaggi e luoghi. E così le sue novelle, come successivamente i suoi romanzi, si popolano di contadini, pastori, artigiani, piccoli proprietari, minatori, donne dagli istinti forti, che vivono drammaticamente il proprio destino di miseria, di violenza, di fame, ossessionati e incupiti dalle regole e dalle convenzioni sociali e schiacciati da un destino che pare inesorabile.