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Ottocento

Giosue Carducci
(Valdicastello, Lucca, 1835 - Bologna, 1907)

Figlio di un medico condotto, trascorse la fanciullezza nella Maremma pisana, prima a Bolgheri e poi a Castagneto. Compì i primi studi sotto la guida del padre che lo indirizzò all'apprendimento del latino e alla lettura degli autori contemporanei, tra cui Pellico e Manzoni. Verso quest'ultimo e i suoi epigoni Carducci manifestò da subito una forte avversione, preferendo la lettura dei poemi cavallereschi, dei classici latini e di poeti come Foscolo e Leopardi. Dopo aver frequentato la scuola degli Scolopi a Firenze, dove il padre si era trasferito nel 1849, nel 1853 si iscrisse alla Scuola Normale di Pisa, dove si laureò nel 1856 in filosofia e filologia con una tesi sulla poesia cavalleresca. Nello stesso anno fondò con gli amici Chiarini, Targioni Tozzetti e Gargani il circolo degli Amici pedanti che, in polemica con la letteratura romantica, mirava a restaurare il pensiero dei classici. Dopo aver insegnato per un anno presso il ginnasio di San Miniato al Tedesco (1856-57), fu allontanato dall'insegnamento per le sue idee antigovernative e anticlericali e, colpito anche da gravi lutti familiari (tra il 1857 e il 1859 perse il fratello e il padre), fu costretto a mantenersi con lezioni private e collaborazioni con case editrici, per le quali curò i testi di classici italiani e di rimatori del Trecento. Nel 1859 sposò la cugina Elvira Menicucci, dalla quale ebbe quattro figli. Nel 1860 il ministro della pubblica istruzione Terenzio Mamiani gli affidò la cattedra di eloquenza all'università di Bologna, dove Carducci trascorse il resto della vita, insegnando per oltre quarant’anni e svolgendo un’ininterrotta attività di erudito e critico letterario. Nel 1860 pubblicò la prima raccolta di poesie Juvenilia, cui seguirono Inno a Satana (1863), Levia gravia (1868) e altri componimenti, poi inclusi nei Giambi ed epodi, la cui edizione definitiva è del 1882, mentre le Rime nuove raccolgono parte della produzione compresa tra il 1861 e il 1887. La sua accesa polemica politica, sempre più dichiaratamente ispirata a idee repubblicane e democratiche, gli procurò una breve sospensione dall'incarico universitario e un’inchiesta per attività sovversive. Nel 1871 conobbe Carolina Cristofori Piva, la donna che amerà appassionatamente e che gli ispirerà molte poesie. Consolidò la sua fama di poeta nazionale con le Odi barbare (1877-89), con le quali volle riprodurre il ritmo della metrica latina e greca. L'ode Alla regina d'Italia , composta nel 1878 in onore della regina Margherita di Savoia, lo rese sospetto di “conversione” alla monarchia, sospetto avvalorato dal sostegno dato alla politica di Crispi durante la sua carica di senatore del Regno, cui pervenne nel 1890. Nel 1899 pubblicò la sua ultima raccolta di versi Rime e ritmi e nel 1904 dovette abbandonare l'insegnamento perché colpito da paralisi. Nel 1906, un anno prima della morte, ottenne, primo fra i poeti italiani, il premio Nobel per la letteratura.

  

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