Baldassar Castiglione
(Casatico, Mantova, 1478 - Toledo, 1529)
Nato da Cristoforo Castiglione, uomo d'armi dei Gonzaga di Mantova e con essi imparentato, Baldassar trascorse i primi anni a Milano, dove ebbe modo di seguire gli studi classici, apprendendo il greco e il latino. Alla morte del padre, nel 1499, tornò a Mantova per porsi al servizio di Francesco Gonzaga, al seguito del quale partecipò a una campagna militare contro gli Spagnoli (1503). Nel 1504 si trasferì presso la corte di Urbino, ospite del duca Guidobaldo da Montefeltro e, alla morte di questi, del nuovo signore Francesco Maria della Rovere. Durante la permanenza a Urbino, che si protrasse fino al 1513, svolse diversi incarichi diplomatici presso le corti italiane ed europee e partecipò ad alcune azioni militari. Nello stesso periodo strinse rapporti di amicizia con famosi letterati, tra cui Pietro Bembo, e iniziò la stesura del Libro del Cortegiano (1513), dopo aver composto nel 1506 l'egloga Tirsi insieme a Cesare Gonzaga. Nel 1513 fu inviato a Roma dove, presso papa Leone X, patrocinò la causa di Francesco Della Rovere, senza riuscire però a evitarne la destituzione. Quando alla guida del ducato di Urbino il papa pose il nipote Lorenzo di Piero de' Medici (1516), Castiglione fece ritorno a Mantova, riaccostandosi ai Gonzaga, dei quali divenne plenipotenziario presso Leone X. Abbracciata la carriera ecclesiastica, nel 1524 ottenne dal nuovo papa Clemente VII la nomina a nunzio apostolico a Madrid, con l'incarico di favorire il riavvicinamento tra la Chiesa e l'imperatore Carlo V, missione che non ebbe successo e del cui fallimento, che culminò con il sacco di Roma (1527) da parte delle truppe imperiali, venne ritenuto responsabile dal papa. Morì a Toledo, colpito probabilmente da febbre pestilenziale.
Autore di rime in volgare e in latino e di un nutrito epistolario, la fama di Castiglione è soprattutto affidata al Libro del Cortegiano (alla cui rielaborazione si dedicò fino all'edizione definitiva del 1528), in cui si delinea il modello ideale del cortigiano cinquecentesco. Nel 1513 compose inoltre il prologo della Calandria, commedia comica del Bibbiena, in occasione della prima rappresentazione dell'opera a Urbino.