Carlo Collodi
(Firenze, 1826 – ivi, 1890)
Carlo Lorenzini, noto con lo pseudonimo di Collodi, assunto dal nome del borgo in cui nacque la madre, partecipò attivamente al fermento politico risorgimentale, arruolandosi giovanissimo come volontario nella campagna del ‘48. In seguito si dedicò all’attività giornalistica e fondò un giornale di satira politica (Il Lampione) che ebbe grande fortuna, ma che fu soppresso dopo la restaurazione del ‘49.
Nel 1860 si impiegò presso la prefettura di Firenze, ma non abbandonò l’attività pubblicistica. I suoi scritti, fino al 1875, ma anche oltre (come Il viaggio per l’Italia di Giannettino del 1876, Minuzzolo del 1878, Occhi bassi del 1881, Storie allegre del 1887), non si distinguono per particolari qualità; rientrano nel genere letterario per l’infanzia, ma mostrano un intento pedagogico-educativo non troppo originale, benché molto gradito a un certo pubblico dell’epoca.
È invece con Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino, pubblicato a puntate a partire dal 7 luglio del 1881 sul Giornale per i bambini di Ferdinando Martini, col semplice titolo Storia di un burattino, che Collodi firma quello che è destinato a diventare un capolavoro indiscusso della letteratura italiana dell’Ottocento.
Le avventure del burattino bugiardo e indisciplinato, infatti, non hanno avuto successo soltanto in un pubblico affascinato dalla riscoperta del mondo fiabesco, avviata da Andersen e dai fratelli Grimm, ma hanno anche attirato l’attenzione della critica dotta che ha colto nell’opera di Collodi spunti innovativi di indagine psicoanalitica e esistenziale. Attraverso il variegato affresco degli incredibili personaggi che popolano la favola e la colorano vivacemente, l’autore è infatti riuscito a raccontare vizi, debolezze, valori e virtù proprie di ogni uomo: il libro, dunque, apparentemente semplice, contiene un’analisi profonda dell’animo umano e offre una lettura preziosa per tutti, bambini e adulti.