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Locandiera (La)


Carlo Goldoni


Commedia dell'arte
Studia Facile letteratura italiana: il settecento
Il teatro di Corte, l'origine della commedia dell'arte
Grandi città: Venezia
Terre e popoli d'Europa il teatro: da Goldoni ad Alfieri
La locandiera
Carlo Goldoni

Settecento

Carlo Goldoni
(Venezia, 1707 - Parigi, 1793)

Stimolato dal padre, un agiato medico della borghesia modenese, coltivò fin da bambino la passione per il teatro e a otto anni compose la sua prima commedia. Dopo aver trascorso l'infanzia a Venezia, studiò prima a Perugia e poi a Rimini, rivelando una scarsa propensione per gli studi e una forte attrazione per la vita errabonda e avventurosa dei teatranti. Nel 1721 fuggì infatti da Rimini per raggiungere Chioggia sulla barca di una compagnia di comici. Tornato agli studi nel 1723 presso l'università di Pavia, fu espulso per una salace satira sulle ragazze della città e, soltanto nel 1731, si laureò in legge a Padova. Iniziata la professione di avvocato a Venezia, fu costretto ad abbandonare la città per un intrigo amoroso, ma vi fece ritorno nel 1734 al seguito di Giuseppe Imer, capocomico del teatro San Samuele, che gli affidò l'incarico di comporre commedie, intermezzi e opere in musica. All'epoca Goldoni aveva già dato alle stampe un intermezzo Il gondoliere veneziano ossia gli sdegni amorosi (1732) e composto le prime tragicommedie in versi Belisario, Don Giovanni Tenorio e Griselda. A Venezia, dove rimase fino al 1743, Goldoni avviò la sua riforma del teatro con una commedia di carattere il Momolo cortesan (1738), in cui la parte del protagonista è interamente scritta. Lasciata di nuovo Venezia per noie giudiziarie nel 1744, dopo alcune peregrinazioni, si stabilì a Pisa, dove tornò a esercitare l'avvocatura, senza tuttavia abbandonare la produzione teatrale. È di questo periodo, fra le altre, la commedia Il servitore di due padroni (1745), metà canovaccio e metà scritto, mentre La donna di garbo del 1743, in cui gli attori recitavano senza maschera, era stata la prima commedia scritta per intero. Di nuovo a Venezia nel 1748 con Medebach, impresario del teatro Sant'Angelo, portò sulle scene diverse commedie: La vedova scaltra (1748), La putta onorata (1748-49), La buona moglie e La famiglia dell'antiquario (1749-50), e infine La locandiera, 1753, il cui successo provocò invidie e violente polemiche di puristi e moralisti, tali da indurlo a cimentarsi con generi a lui non congeniali, come La sposa persiana (1753) di argomento esotico, e ad abbandonare il Sant'Angelo per il teatro San Luca di Antonio Vendramin. Gli anni successivi sono i più fecondi della sua attività: compose, tra l'altro, I rusteghi (1760), Le smanie della villeggiatura (1761) e il Sior Todero brontolon (1762). Nel 1762 si recò a Parigi, accogliendo l'invito della Comédie italienne, ma anche qui non riuscì ad affermare le sue idee innovatrici sul teatro, pur ottenendo vasti consensi di pubblico con commedie come Il ventaglio del 1765. Nel 1776 fu chiamato a Versailles come precettore delle figlie di Luigi XV, incarico che gli fruttò una modesta pensione, sospesa però da un decreto del 1792, un anno prima della sua morte. Nel 1784 aveva iniziato la stesura in francese delle Mémoires, pubblicate nel 1787. A Goldoni va il merito di aver innovato la Commedia dell'Arte, ormai isterilita, col creare personaggi dotati di spessore psicologico (non più legati agli stereotipi delle maschere della Commedia), col porre la sua attenzione sul dialogo, utilizzando sempre più frequentemente il dialetto veneziano (espressione della lingua parlata sia dal popolo sia dai nobili), e infine con la ricerca di una verosimile descrizione d'ambiente.

  

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