Sapere.it > Canale scuola
 
I Grandi Classici

Le Opere
I periodi storici
Cerca:  
 

Ricordi politici e civili


Palazzo Vecchio o della Signoria a Firenze
Francesco Guicciardini


Ricordi politici e civili
Guicciardini Francesco
Carlo V
Clemente VII
Studia Facile. Guicciardini
Medici
Sacco di Roma

Cinquecento

Francesco Guicciardini
(Firenze, 1483 - Santa Margherita in Montici, 1540)

Francesco Guicciardini nacque da una delle più eminenti famiglie di Firenze, legata strettamente alla casata dei Medici. Indirizzato dal padre Piero, amico del filosofo Marsilio Ficino, agli studi umanistici e giuridici, studiò prima a Firenze e successivamente a Padova e a Pisa. Nel 1508 iniziò a esercitare l'avvocatura e, nello stesso anno, sposò Maria Salviati, anch'essa di illustre famiglia, consolidando così il suo prestigio nella città. Pochi anni dopo, nel 1512, si avviò alla carriera politica come ambasciatore della repubblica fiorentina presso Ferdinando il Cattolico di Spagna. A questo periodo risale la prima stesura dei Ricordi (1512), nonché la compilazione del Diario di Spagna (1512) e della Relazione di Spagna (1514). Il ritorno dei Medici e la restaurazione della Signoria diedero grande impulso alla sua carriera: tra il 1516 e il 1526 fu dapprima governatore di Modena (1516), poi di Reggio e Parma (1517-22), per essere infine nominato nel 1526 da papa Clemente VII luogotenente generale delle truppe pontificie. La sconfitta della lega, da lui propugnata, tra gli stati italiani, il papa e il re di Francia, il sacco di Roma del 1527 per mano dell'imperatore Carlo V e la caduta della Signoria dei Medici segnarono per Guicciardini la fine della fortuna politica. Inviso al nuovo governo repubblicano per la sua collaborazione con i Medici e costretto ad abbandonare tutti gli incarichi politici, si ritirò a vita privata nella sua villa di Finocchietto presso Firenze. Qui si dedicò alla stesura delle tre orazioni (Consolatoria, Oratio accusatoria e Oratio difensoria ) composte in difesa del suo operato, alla revisione definitiva dei Ricordi e alle Considerazioni intorno ai “Discorsi” del Machiavelli del 1528. Di nuovo consigliere dei Medici, tornati a Firenze nel 1531, ne abbandonò definitivamente la causa (1537) con l'ascesa al potere di Cosimo, di cui Guicciardini non condivideva le mire assolutistiche. Dedicò gli ultimi anni di vita alla sua grande opera storiografica Storia d'Italia, composta tra il 1537 e il 1540. Pensatore politico e storiografo, e testimone della decadenza dei principati italiani, Guicciardini propone nei suoi scritti una visione disincantata e scettica della realtà, accompagnata dal convincimento (a differenza di Machiavelli) dell'impossibilità dell'uomo sia di trasformare radicalmente il corso degli eventi del presente sia di imitare e ripercorrere la storia del passato.

  

stampa questa pagina