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Giacomo Leopardi
Recanati


Giacomo Leopardi
Terre e popoli d'Europa. Il pessimismo leopardiano
Operette morali
Recanati (img)
Studia Facile. Giacomo Leopardi

Ottocento

Giacomo Leopardi
(Recanati, 1798 - Napoli, 1837)

Primogenito del conte Monaldo e di Adelaide dei marchesi Antici, Giacomo Leopardi era stato destinato dalla famiglia, di idee retrive e conservatrici, alla carriera ecclesiastica. Compì i primi studi di latino, filosofia e teologia in casa, sotto la guida del padre e di alcuni precettori, ma approfondì la sua cultura attingendo dalla vasta biblioteca paterna e dedicandosi allo studio del greco e di alcune lingue moderne. Questi anni di intensissimo studio e di solitudine, trascorsi lontano da rapporti umani e sociali, furono anche dedicati alla composizione delle prime opere e alla traduzione di autori classici. Nel 1816 intervenne nella polemica sul Romanticismo con una Lettera, mai pubblicata, in cui espose la sua concezione dell'opera poetica, frutto non di erudizione, ma di “scintilla celeste e impulso sovrumano”. Tra il 1816 e il 1818 il giovane Giacomo fu colpito da gravi malattie che lo resero deforme e che lo indebolirono definitivamente nel fisico. Questa sua condizione contribuì ad alimentare il pessimismo e la desolata concezione del destino umano che lo accompagnerà per tutta la vita e che sarà materia dei suoi scritti, in primo luogo dello Zibaldone, una monumentale raccolta di pensieri, notazioni, abbozzi di poesie e riflessioni, alla cui compilazione si dedicò dal 1817 al 1832. Gli anni della malattia segnarono il distacco da ogni forma di religiosità, mentre l'accentuarsi della polemica con gli autori romantici lo portarono ad accostarsi all'ambiente classicista e a stringere amicizia con Pietro Giordani, un intellettuale liberale. L'amore segreto per una cugina gli ispirarono nel 1817 la lirica Il primo amore, cui seguì pochi anni dopo, tra il 1819 e il 1821, la composizione dei primi idilli (L'infinito, La sera del dì di festa, Alla luna, Il sogno, La vita solitaria), e di alcune canzoni (Ad Angelo Mai e Ultimo canto di Saffo). Nel 1822 poté finalmente allontanarsi dalla famiglia per trascorrere un breve periodo a Roma. Al suo ritorno a Recanati Leopardi scrisse la maggior parte delle Operette morali (1824), 24 tra prose e dialoghi filosofici in cui espose con chiarezza e coerenza i principi del suo pessimismo. A Milano, nel 1825, conobbe Vincenzo Monti e l'abate Cesari e, subito dopo, a Bologna, si innamorò, non corrisposto, della contessa Teresa Carniani Malvezzi. A Firenze, dove si recò nel 1827, compose i canti Il Risorgimento e A Silvia (1828). Il ritorno a Recanati l'anno successivo segna l'apice della sua maturità poetica. Tra il 1828 e il 1830, infatti, compose i cosiddetti grandi idilli: Le ricordanze, Il passero solitario, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia. Tornato a Firenze, nel 1830, si innamorò di Fanny Targioni Tozzetti. Questo ultimo amore, ancora una volta non corrisposto, gli ispirò cinque nuove poesie (Il pensiero dominante, Amore e morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia), scritte tra il 1831 e il 1835. Negli stessi anni curò sia la prima (1831) sia la seconda edizione (1835) dei Canti, e si trasferì con l'amico Antonio Ranieri a Napoli (1833) dove trascorse gli ultimi anni di vita e dove compose, tra l'altro, il poemetto eroicomico in ottave Paralipomeni della Batracomiomachia e le ultime liriche Il tramonto della luna e La ginestra.

  

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