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Trionfo di Bacco e Arianna (Il)


Lorenzo de' Medici
Le gesta di Lorenzo il Magnifico
Statua di Lorenzo de' Medici


Storia del Carnevale
Lorenzo de' Medici
Studia Facile letteratura umanistica alla corte dei Medici
Canzone
Canti carnascialeschi
Arianna

Quattrocento

Lorenzo de’ Medici
(Firenze, 1449 – ivi, 1492)

La statura politica e il mecenatismo, accompagnati dalla vasta cultura e dalla varietà di interessi, fanno di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, una delle più rappresentative figure del suo secolo e dell'età umanistico-rinascimentale. Figlio di Lucrezia Tornabuoni e di Piero della casata de' Medici, il cui potere in Firenze era stato consolidato da Cosimo il Vecchio, da adolescente compì i primi studi umanistici sotto la guida di Marsilio Ficino, Cristoforo Landino e dell'Argiropulo. Nel 1469, alla morte del padre, assunse il governo di Firenze, dedicandosi al rafforzamento politico della sua famiglia, e al consolidamento della signoria. Sfuggito nel 1478 alla congiura dei Pazzi (di cui rimase vittima il fratello Giuliano), partecipò alla guerra veneto-ferrarese (1482-84), per poi assumere il ruolo di mediatore nei conflitti tra i diversi Stati italiani: la Roma papalina, la Milano degli Sforza e la Napoli dei d’Aragona, riuscendo a garantire un lungo periodo di equilibrio. La sua spregiudicatezza e abilità politica gli guadagnarono l'apprezzamento di Machiavelli e di Guicciardini che pochi anni dopo lo ricorderanno nei loro scritti con pagine piene di ammirazione. Si circondò di intellettuali, ospitando presso la sua corte letterati come Pulci e Poliziano, e artisti come Botticelli, Lippi, Verrocchio e il Pollaiolo, dei quali raccolse numerose opere d'arte. Fondò lo Studio di Pisa (1472), dotando la città di Firenze di un’università di stato, favorì i lavori dell'Accademia Platonica, e si fece promotore di un’antologia della lirica italiana, nota come Raccolta aragonese, inviata a Ferdinando d'Aragona nel 1476. Da accorto politico diede grande impulso all'organizzazione di feste e manifestazioni popolari, indicendo giostre e sfilate di carnevale, tese a garantirsi il consenso dei suoi concittadini. L'eclettismo di Lorenzo de' Medici si riflette anche nei suoi scritti, che abbracciano tutti i generi e le mode letterarie del tempo. Le date di molte opere non sono certe, anche se i critici hanno diviso la sua produzione in tre fasi. Alla prima, che arriva circa al 1470, appartengono soprattutto scritti in prosa e in versi di carattere licenzioso o comico-satirico (sul modello di Pulci, di cui fu anche amico), tra cui la popolaresca Nencia da Barberino (1469, ca) peraltro di non sicura attribuzione. La seconda fase (1470-84) appare dominata dall'influsso di Marsilio Ficino ed è caratterizzata da composizioni di ispirazione filosofica o religiosa. Tra queste ricordiamo l'Altercazione, dialogo filosofico in terzine, i 7 Capitoli religiosi e il Comento a 41 liriche d'amore. L'ultimo gruppo di opere, posteriori al 1484, è percorso da una vena melanconica e da un’amara riflessione sulla caducità della giovinezza e della vita, sentimenti ben rappresentati nel suo capolavoro, il Trionfo di Bacco e Arianna (che fa parte dei Canti Carnascialeschi), il cui ritmo festoso e incalzante fa da contrappunto al senso di inquietudine e di precarietà che attraversa la canzone. A questa fase appartengono anche le due egloghe Corinto (in terzine) e Ambra (in ottave) di ispirazione classicheggiante e il poema Selve d'amore, opere in cui è evidente l'influsso di Poliziano.


  

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