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Morgante


Palazzo Sanseverino
Luigi Pulci


Studia Facile lett italiana Letteratura umanistica alla corte de' Medici
Morgante
Cavalleresco
Roncisvalle
Grandi città: Firenze
Grandi dell'arte Botticelli: I Medici
Lorenzo de' Medici
Luigi Pulci

Quattrocento

Luigi Pulci
(Firenze, 1432 - Padova, 1484)

Nato da una nobile famiglia decaduta (il padre era stato inserito nella lista dei debitori insolventi e il fratello Luca morì in prigione per debiti), trascorse una non facile vita di alterne fortune. Dopo aver svolto mansioni da segretario e da scrivano a Firenze, intorno al 1460 venne introdotto presso la famiglia dei Medici. Divenuto amico del giovane Lorenzo, ricevette da questi alcuni modesti incarichi di natura diplomatica e commerciale che lo portarono a Camerino e a Napoli. Il suo interesse per le scienze occulte e l'atteggiamento irrisorio nei confronti della religione sfociarono in aspre polemiche con altri ospiti della corte medicea e gli procurarono un’accusa di eresia da parte di Marsilio Ficino. Allontanatosi dai Medici, nel 1472 entrò al servizio di Roberto Sanseverino, per conto del quale compì missioni a Bologna, Milano e Venezia, tornando saltuariamente nella sua città natale. Morì a Padova, dove fu sepolto in terra sconsacrata, come eretico. La personalità e la produzione di Pulci si discostano dal clima culturale neoplatonico della cerchia medicea, da cui fu solo marginalmente coinvolto. Le sue radici affondano piuttosto nella tradizione popolare della produzione letteraria fiorentina che si richiamava a Burchiello e ai poeti comico-realistici. Questi elementi trovano piena espressione nel suo capolavoro, Morgante, poema cavalleresco in ottave, iniziato nel 1461 e dato alle stampe nel 1478, ma si ritrovano anche in un’ampia produzione minore. La sua personalità si rivela nel ricco Epistolario, in gran parte indirizzato al Magnifico, nei Sonetti di ispirazione burchiellesca, in un Vocabolarietto di lingua furbesca, nella favola Beca da Dicomano, parodia della Nencia da Barberino di Lorenzo de' Medici e in altre, tra cui il poemetto encomiastico la Giostra di Lorenzo. In queste opere Pulci elabora un linguaggio vivace ed estroso, dai toni coloriti e plebei, a volte anche gergali (come nel Vocabolarietto) rivelando una ricca immaginazione che, con risultati non sempre positivi (è il caso della Beca da Dicomano), punta a effetti comici e grotteschi.

  

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