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Le città del Rio Usumacinta

Accanto a Palenque vennero a formarsi in epoca Classica altre importanti città-stato e centri cerimoniali come Piedras Negras (oggi in Guatemala sul confine con il Messico), che ha conservato una serie di splendide stele con iscrizioni; Yaxchilán, che si estende su due acropoli lungo le rive del fiume Usumacinta e dove sono stati portati alla luce dei preziosi rilievi che illustrano le cerimonie del passaggio di potere tra i sovrani, atti di autosacrificio rituale e scene di battaglia; e Bonampak (in lingua maya vuol dire “muri dipinti”), che possiede un tempio con le piú belle pitture del Periodo Tardo Classico dei Maya: vi sono raffigurate scene di battaglia con guerrieri che vanno a caccia di prigionieri da sacrificare, cerimoniali di corte con danzatori e figure grottesche al cospetto dei sovrani, vivide rappresentazioni di sacrifici umani e scene di autosacrificio, un atto che consisteva nel trafiggersi la lingua o i genitali con una cordicella ricoperta di spine per raccogliere le gocce di sangue da offrire agli dèi.

Piú a sud, in una valle abitata oggi dalle popolazioni Lacandoni, i Maya costruirono l’immenso complesso palaziale-religioso di Toniná (“casa di pietra”) che divenne nel Periodo Postclassico l’avamposto militare della regione. Gli edifici e i templi, costruiti interamente in mattoni di pietra, si sviluppano su sette terrazze sovrapposte che danno alla città un’immagine piú di fortezza che non di centro religioso. Tutte le pareti erano ricoperte da stucchi di cui si sono salvate alcune immagini che raffigurano le divinità dell’Inframondo. Ogni piattaforma possiede diversi templi, tombe, troni, pozzi per il sacrificio, labirinti e gallerie sotterranee che portano fuori dalla cittadella. Negli anni dell’improvviso e misterioso collasso della civiltà maya intorno al X secolo, Toniná riuscí a sopravvivere alla crisi – per un certo periodo estese la sua influenza fino a Palenque, ormai decaduta – e continuò a prosperare accanto ai grandi centri maya-toltechi come Chichén Itzá e Mayapán.



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