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Il trofeo di tutti i trofei

Cuzco, come la maggior parte delle città del regno, non era cinta di mura, ma veniva protetta da una serie di fortezze erette a distanza regolare dalla capitale. Una di queste cittadelle è Sacsayhuamán, costruita – come dice Garcilaso de la Vega – per essere “il trofeo di tutti i trofei”, cioè un’opera che superasse tutte le altre: giganteschi blocchi di pietra formano una triplice muraglia con massi che raggiungono le 360 tonnellate di peso e si è calcolato che fu necessario l’impiego di circa 20.000 uomini per trascinarli dalle cave a valle senza l’ausilio di carri (gli Inca ignoravano la ruota) o bestie da soma (l’animale piú diffuso, il lama, può caricare al massimo 45 chili). Altre fortificazioni a guardia della Valle Sacra degli Inca si trovano nella Valle del Rio Urubamba, a Pisac, che possiede tra le sue mura una colonna solitaria al centro di una costruzione ellittica che serviva per misurare il cammino del sole, e a Ollantaytambo, una roccaforte monumentale dai muri trapezoidali che precedono un maestoso Tempio del Sole.

La piú celebre di queste cittadelle si trova sul Machu Picchu (la “vecchia cima”), costruita a 2450 metri sul livello del mare, tra le gole della Valle dell’Urubamba e dell’Apurimac, e fu scoperta soltanto nel 1911 dall’esploratore statunitense Hiram Bingham, arrivato in Perú alla ricerca delle “montagne d’oro” di Choqquequirau. Terrazzamenti, scale, templi, torri, palazzi e mausolei si ergono su uno strapiombo vertiginoso, di fronte al picco di Huayna Picchu, disseminato anch’esso di rovine. Gli edifici sono costruiti con enormi massi a incastro che combaciano perfettamente, squadrati e lisciati con semplici attrezzi di bronzo, pietra e materiali abrasivi. Alla metà del XVI secolo la città venne abbandonata e mai piú abitata e quando Bingham si avventurò per la prima volta tra le imponenti rovine coperte dalla vegetazione, credette di trovarsi di fronte all’ultima misteriosa capitale Vilcabamba, la roccaforte dell’Inca ribelle Manco Cápac II, ma ulteriori ricerche hanno stabilito che Vilcabamba è identificabile con i resti di un’altra cittadella situata piú a nord, tra le inaccessibili montagne che circondano il villaggio di Espiritu Pampa.

Tutte le città e fortezze dell’Impero erano collegate da una gigantesca rete stradale che partiva da Cuzco: le due arterie principali, i camiños reales lungo il litorale e sulla Cordigliera, coprivano una distanza di quasi 6.800 chilometri. Le vie di comunicazione erano larghe fino a 16 metri, in parte lastricate, protette da mura in adobe nelle zone desertiche, dotate di stazioni di sosta ogni 40 chilometri – i tambos – e per superare i dislivelli e gli ostacoli naturali ci si serviva di gradinate scolpite nella roccia, di funi e cesti tirati sopra i fiumi e di ponti di corde e assi sospesi sulle gole. Le strade erano di esclusiva proprietà dell’Inca ed erano percorse da centinaia di messaggeri e dalle truppe dell’Impero.



Mura ciclopiche Stradine Cuzco Muro Cuzco Calle Loreto Muro Inca
 
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