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I viaggi di erodoto
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Il "dono del Nilo"

"Vengo ora ad ampliare il mio discorso sull'Egitto, poiché molte cose meravigliose esso possiede e offre opere superiori a ogni descrizione…"

"Dono del Nilo": è con questa celeberrima espressione che Erodoto sintetizza la bellezza di un Paese che fiorisce lungo le sponde del grande fiume, traendo da esso la sua ricchezza e la sua forza. Il nostro cronista soggiornò parecchi mesi in questa terra, subendo il fascino di una civiltà millenaria e raffinata di cui volle registrare con precisione ogni usanza. Egli si spinse fino alla prima cateratta del Nilo, visitando le città e i mercati, interrogando i sacerdoti e gli scribi e quei discendenti degli Egiziani che avevano appreso il greco dagli Ioni. Con amabilità e scrupolosa competenza, Erodoto parla di tutto: gli oracoli, i sacrifici, i gatti, i coccodrilli, la fenice, i serpenti alati, le profezie, la medicina, l'imbalsamazione, i pesci, le zanzare, i labirinti, il Nilo e le sue piene, gli dei, i santuari, i sacerdoti, i prodigi. Da un lato, la civiltà egizia è per lui quella più antica, religiosa e saggia, la civiltà che ha fondato il tempo e nominato gli dei; dall'altro, è quella più strana - dove tutte le cose appaiono capovolte rispetto al mondo greco. È colpito da alcune loro consuetudini, come quella di tenere in casa animali, di radersi il capo e le sopracciglia in segno di lutto, di scrivere da destra verso sinistra, di circoncidere i maschi e di astenersi dalla carne di maiale e dall'uso di indumenti di lana, preferendo semplici panni di lino e calzari di papiro.



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