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Grecia
Quando l'unione fa la forza: tutta la
Grecia contro la minaccia persiana
"O Re, poiché mi ordini di
dirti la verità, di modo che tu non possa considerarmi
bugiardo, sappi che ai Greci è sempre stata compagna
assidua la povertà, ma ad essa si è aggiunto
il coraggio, frutto di temperanza e di salde leggi"
Così Erodoto fa parlare Demarato, un ausiliario
greco al servizio dei Persiani, quando Serse chiede informazioni
sui Greci e sul loro modo di vivere e di combattere. È
proprio da queste parole che si evince il pensiero dello
storico sulle straordinarie qualità del popolo greco,
un popolo che egli stesso ha imparato a conoscere da vicino
non solo nella natia Alicarnasso, terra di mezzo tra l'Occidente
e l'Asia, ma anche durante i viaggi intrapresi tra il 447
e il 444 a.C. che lo portarono ad Atene e poi a Sparta,
nel Peloponneso e nelle Cicladi, a Delfi e alle Termopili.
Nei tre anni di viaggio Erodoto ebbe la possibilità
di studiare e analizzare a fondo le caratteristiche di un
popolo che fino alla vigilia delle invasioni persiane era
unito da usanze e leggi ma che nei fatti era frazionato
in una grande quantità di polis, città-stato
autonome che difficilmente allargavano lo sguardo oltre
i propri confini. Due le principali città, Atene
e Sparta, che come è noto avevano due visioni della
vita sociale e politica diametralmente opposte: da un lato
la democratica Atene, aperta agli influssi orientali e alla
cultura espressa dalle province ioniche, dall'altro la conservatrice
Sparta, dove si condensavano istituzioni e usanze legate
da una remota antichità, e dove i valori della guerra
dominavano su quelli della pace e dell'armonia.
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