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Milziade
Uno stratega accorto e valente, ma anche un
uomo fin troppo desideroso della gloria: questa la descrizione
che traspare di Milziade dall'opera di Erodoto. Profondo
conoscitore delle tattiche delle armate persiane, che seguì
personalmente durante la spedizione di Dario in Scizia,
nel 490 fu eletto dal popolo tra i dieci strateghi scelti
per contrastare la prima offensiva persiana. Fu in questo
frangente che Milziade si segnalò per le doti di
risolutezza e capacità strategiche, decidendo quasi
da solo di combattere con l'armata persiana in campo aperto:
il luogo prescelto fu la piana di Maratona dove, con un
assalto repentino, le forze ateniesi sconfissero Dati e
le sue truppe costringendoli a una frettolosa ritirata.
Fu qui, però, che in Milziade prevalsero l'avidità
e la vanagloria: confidando eccessivamente nella sua autorità,
desiderò intraprendere una spedizione punitiva contro
quelle isole che si erano schierate dalla parte dei Persiani
e contro Paro in particolare. Gli impresa non gli riuscì,
e dopo nemmeno un mese dovette ritornare ad Atene, vecchio
e malconcio; questo fu un ottimo pretesto che la famiglia
rivale di Milziade, gli Alcmeonidi, colse al volo per gettare
su di lui l'accusa di aver abusato della fiducia del popolo
ateniese: condannato a una multa di 50 talenti e non potendola
pagare, fu gettato in carcere dove morì dopo breve
tempo per le cattive condizioni di salute che da tempo lo
affliggevano.
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