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Temistocle
"Temistocle, la cui avidità non
aveva limiti, mandava anche alle altre isole messaggi minacciosi
con richieste di denaro usando gli stessi ambasciatori che
già aveva utilizzato con il re, affermando che se
non gli davano quanto richiesto avrebbe condotto contro
di loro le forze dei Greci e ne avrebbe assediate e distrutte
le città". Così Erodoto descrive lo stratega
ateniese, tanto abile quanto spregiudicato nel condurre
le operazioni militari durante la seconda invasione persiana.
Temistocle mosse i primi passi ricoprendo la carica di arconte
già nel 493 a.C.: profondamente convinto che solo
con una grande potenza navale alle dirette dipendenze di
Atene i Greci avrebbero potuto sconfiggere le sterminate
armate persiane, fece edificare il porto del Pireo, collegandolo
alla città tramite le famose "lunghe mura",
un vero e proprio salvacondotto tra il mare e l'acropoli.
La decisione di Temistocle si rivelò ancor più
azzeccata dopo la battaglia di Maratona, che smorzò
di molto le velleità persiane e diede la possibilità
ad Atene di potenziare ulteriormente la flotta raggiungendo
la quota di 200 triremi. E fu ancora Temistocle, durante
la seconda offensiva dei Persiani guidati da Serse, a decidere
che l'intera popolazione ateniese, eccezion fatta per un
manipolo di valorosi combattenti che presidiavano l'Acropoli,
abbandonasse la città, applicando alla lettera la
tattica della "terra bruciata". I Persiani, attirati
nello spazio antistante l'isola di Salamina, vennero sconfitti
senza appello e Atene diede così il via al suo dominio
incontrastato su tutto l'Egeo.
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