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I pericoli della guerra biologica
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Esperimenti
in ambiente sterile su composti biologici.
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Nel 1946 il rapporto Merck, documento ufficiale del servizio
americano, forniva come definizione di guerra biologica
"l'uso di batteri, funghi, virus, rickettsie e sostanze
tossiche derivate da organismi viventi per provocare la
morte o malattie negli uomini, negli animali o nelle piante.
Può essere diretta contro forze militari, popolazione
civile, bestiame o raccolti [...] gli agenti patogeni possono
essere resistenti o deboli, diffondersi rapidamente dagli
individui malati a quelli sani o appartenere a ceppi che
non provocano malattie infettive".
Possiamo distinguere tra quattro gruppi di aggressivi utilizzati
per questi scopi:
microrganismi (batteri, virus, rickettsie, funghi
e protozoi);
tossine microbiche, animali o vegetali (sostanze
velenose derivate da organismi viventi);
vettori (agenti che trasmettono le malattie come
insetti, uccelli, altri animali);
parassiti (di animali e piante).
Lo spettro della guerra batteriologica risveglia incubi
di un passato lontano, già nel Medioevo vengono usati
cadaveri infetti per contaminare le cisterne d'acqua; nota
è anche la vicenda dei tartari che durante l'assedio
della città di Caffa in Crimea, dove i genovesi avevano
costruito una base commerciale, catapultano all' interno
corpi infetti da peste bubbonica; le galee genovesi poi
diffondono la terribile "morte nera" in Europa
scatenando nel 1346-47 l'epidemia che arriva a falcidiare
25 milioni di persone. Durante la guerra dei Sette anni
gli inglesi di Sir Jeffrey Amherst, governatore della "Nova
Scotia", donano agli indiani d'America coperte infettate
di vaiolo.
Nonostante la volontà di annientare il nemico attraverso
la diffusione di determinate malattie sia quindi cosa vecchia,
è solo nel Novecento che le rivoluzioni in campo
batteriologico, operate dalle scoperte di Koch e Pasteur,
dimostrano che si può controllare l'insorgenza delle
malattie e usarle come metodi di guerra. I giapponesi affrontano
per primi questo argomento in modo scientifico creando,
alla fine della Prima guerra mondiale, un'apposita sezione
dell'esercito specializzata nella guerra biologica; sulla
loro scia tutte le grandi nazioni organizzeranno costosi
laboratori per studiare a scopo di difesa-offesa i più
pericolosi agenti biologici.
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