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La difesa antiaerea: la difesa attiva

Francesco Baracca

Componente essenziale della guerra aerea è, oltre all'attacco, anche la difesa. Il che significa predisporre batterie antiaeree, costruire squadriglie atte alla difesa preventiva con il compito di sollevarsi in volo per prevenire l'attacco nemico sull'obiettivo, prevedere l'oscuramento delle città e la costruzione di rifugi antiaerei, l'organizzazione di un pronto intervento per lo spegnimento degli incendi e la rimozione delle macerie. Ovviamente nel maggio del 1915 nulla di tutto questo esisteva.

La prima difesa antiaerea era costituita da alcuni fucilieri che appostati sui tetti delle case sparavano agli aerei in avvicinamento con risultati deludenti. Altrettanto lo erano quando si usavano batterie antiquate e poco adatte al tiro contraereo.
Nel 1916 venne affidata all'Ufficio servizi aeronautici da parte del Comando supremo il compito di coordinare la difesa di tutte le città e località dove si trovavano obiettivi militari. Il compito era gravoso: bisognava stabilire le località da difendere, trovare gli uomini e i mezzi da impiegare e attrezzare le linee di comunicazione fra i vari comandi. Il 13 marzo 1917 veniva costituito a Vicenza il Comando della Difesa antiarerea e nel luglio per proteggere le città vi erano sette batterie con 24 cannoni fissi e due mobili, una compagnia mitraglieri con 14 mitragliatrici Lewis, oltre a sei stazioni di fotoelettriche e quattro apparecchi d'ascolto. Questo sviluppo si era avuto in tutte le città italiane più minacciate dall'offesa aerea: Padova, Treviso, Verona, Ravenna, Ancona, Bari e soprattutto Venezia e Brindisi, basi della flotta.

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