Da Silva, Luiz Inácio, detto Lula

uomo politico brasiliano (Vargem Grande, Pernambuco, 1945). Nato in una famiglia poverissima, in fabbrica ha cominciato a occuparsi di politica, divenendo uno dei leader del sindacato dei metalmeccanici (1975). Nel 1980 ha dato un fondamentale contributo alla nascita del Partito dei lavoratori (PT), a cui ha poi legato la sua carriera politica. Il primo successo elettorale su scala nazionale lo ha ottenuto nel 1986, alle elezioni legislative, con la conquista di 16 seggi in Parlamento. Nel 1989 Lula (il suo soprannome significa "calamaro") si è candidato per la prima volta alle presidenziali, venendo sconfitto solo al ballottaggio da Collor de Mello.

Negli anni seguenti ha tentato di arrivare alla presidenza della Repubblica senza successo per altre due volte (1994 e 1998), prima della schiacciante vittoria dell'ottobre 2002, conquistata al ballottaggio sul candidato socialdemocratico José Serra. Leader dello schieramento di sinistra, in campagna elettorale ha puntato sulla lotta alla povertà, l'attuazione della riforma agraria e la protezione dell'industria nazionale. Nel 2006 veniva riconfermato al ballottaggio, sconfiggendo il candidato del Partido da Social Democracia Brasileira G. Alckmin. L’amministrazione Silva ha avviato una politica di risanamento finanziario, accompagnata dall’avvio di incentivi fiscali per le industrie che sviluppavano innovazioni tecnologiche e investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture. Nel 2010 gli subentrava alla presidenza Dilma Roussef, anch’essa esponente del Partito dei lavoratori.

Nel 2016 Silva è stato coinvolto nello scandalo Petrobras (compagnia petrolifera brasiliana), e indagato per corruzione, riciclaggio e falso ideologico. Nominato nello stesso anno da Roussef ministro della Casa Civile, carica che gli avrebbe garantito l’immunità parlamentare, Silva ha dovuto rinunciarvi per disposizione giudiziaria. Nel luglio 2017 è stato condannato, in via non definitiva, a 12 anni di reclusione per corruzione e riciclaggio ed è stato arrestato nell’aprile 2018. Nell’agosto 2018 Silva ha deciso di candidarsi alla presidenza del Paese in vista delle elezioni dell’ottobre successivo, ma la sua candidatura è stata respinta dal Tribunale superiore elettorale. Nel novembre 2019 la Corte Suprema ha disposto la sua scarcerazione, stabilendo che gli imputati ancora in attesa di sentenza definitiva possono restare in libertà fino all’emissione di una sentenza che certifichi la loro colpevolezza.

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