Jókai, Mór

romanziere ungherese (Komáron 1825-Budapest 1904). Narratore di prodigiosa fertilità, ha pubblicato alcune centinaia di volumi, ridotti a centodieci (con esclusione però del frutto della sua attività pubblicistica) nell'edizione nazionale di formato più grande. Lettore accanito, ebbe anche modo di raccogliere come direttore del giornale umoristico Ustökös (La cometa) centinaia di storielle, aneddoti, fatti curiosi, tratti dalle lettere dei lettori. Coltivò rapporti diretti col popolo e fu un frequentatore assiduo dei corridoi del Parlamento, apprendendo dalla viva voce della gente, dei deputati, dei senatori, dei postulanti un'esatta tranche de vie della nazione. Lavoratore metodico e instancabile, studiò e scrisse quotidianamente con costanza esemplare. Tra i suoi romanzi storici, nei quali predomina l'inventiva, ma senza alterare la veridicità della cornice storica, eccellono: Un nababbo ungherese (1854) e Kárpáthy Zoltán (1855), sulle diversità e i contrasti di due generazioni all'epoca delle riforme; Il nuovo proprietario terriero (1863), sulla forza d'attrazione della terra magiara e la capacità di assimilazione della nazione ungherese (il nuovo proprietario è un ex generale austriaco), con un intreccio ambientato nel periodo di assolutismo austriaco succeduto alla guerra d'indipendenza del 1848-49. Tra i romanzi dove l'invenzione si inserisce su uno sfondo realistico, popolare della vita ungherese, eccelle La rosa gialla (1893) che narra la rivalità in amore di un buttero e di un mandriano nella puszta di Hortobágy. Nell'atmosfera romantica che regna nei romanzi di Jókai, dove gli eroi sono colmi di ogni virtù e i malvagi, brutti e scostanti, puntualmente soccombono, la causa del bene trionfa per regalare al lettore un senso di serenità.

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