arseniòfago

agg. (pl. m. -gi) [arsenico (sostantivo)+-fago]. Dicesi di individuo abituato a tollerare senza danno, per mitridatismo, dosi elevate di arsenico, ingerite per via orale. Un caso del tutto particolare di tolleranza all'arsenico fu osservato lungamente nella seconda metà del sec. XIX nelle zone alpine dell'Austria (Stiria e Tirolo): qui i montanari, per facilitare la respirazione durante i lunghi percorsi in montagna, giungevano col tempo ad assumere, in dosi sempre più massicce, quantitativi di arsenico (25-30 cg al giorno) che altrimenti sarebbero risultati inevitabilmente letali. La genesi del fenomeno viene messa in rapporto a un diminuito assorbimento intestinale del veleno.

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