bergamòtto

sm. [sec. XVIII; dal turco beg armūdi, pera del principe]. Nome comune della pianta Citrus bergamia della famiglia Rutacee originaria forse dell'Asia. È considerato un agrume: i suoi frutti (bergamotti) sono simili a limoni, ma tondeggianti; la pianta, alta ca. 3 m, presenta foglie oblunghe, dentate, coriacee, odoranti; i fiori sono bianchi e profumati, simili a quelli del limone; i frutti hanno polpa giallastra, acida. Il bergamotto viene coltivato in Italia esclusivamente lungo la costa ionica della provincia di Reggio di Calabria. § Le varietà che vengono coltivate sono la “femminella” e la “castagnara”. La fioritura avviene dalla fine di marzo alla metà di maggio e la raccolta dei frutti si effettua dai primi di novembre alla fine di febbraio. Il bergamotto viene innestato sull'arancio amaro, sulla limetta e sul limone, ma in quest'ultima combinazione i frutti perdono aroma. Le tecniche colturali necessarie sono quelle adottate per gli agrumi in generale. Il frutto, che non è commestibile, viene utilizzato esclusivamente per l'estrazione dell'olio essenziale (contiene destrolimonene, linalolo, acetato di linalile), del “distillato di bergamotto” e dell'agro grezzo, che viene utilizzato per la produzione di citrato di calcio. L'essenza di bergamotto viene largamente impiegata in profumeria, soprattutto nella fabbricazione di acqua di colonia, in medicina per le sue proprietà antisettiche e cicatrizzanti e nell'industria dei liquori. Il frutto e la scorza vengono usati nella preparazione di alcune mostarde e di canditi. La produzione media per ha è di ca. 160 q e la produzione totale italiana è di 500.000 q, provenienti da poco più di un milione di piante. Il 90% ca. della produzione italiana viene assorbito dall'industria profumiera e liquoristica straniera.

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