biliardo o bigliardo

Indice

Lessico

sm. [sec. XVI, dal francese billard, bastone per spingere le palle]. Gioco consistente nel colpire con una stecca delle palle che scorrono su un tavolo quadrangolare, ricoperto di panno verde, dotato, in genere, di buche nei quattro angoli e nei punti mediani dei lati maggiori. Per estensione, il tavolo stesso su cui si pratica il gioco: liscio come un biliardo, completamente liscio; scherzosamente: essere calvo come una palla da biliardo, non avere assolutamente capelli.

Storia

Non è certo dove e quando il gioco del biliardo sia nato: in Italia era praticato a Napoli e a Mantova nel sec. XVI e successivamente a Firenze col nome di “gugole”, secondo le note di Niccolò Martelli, uno dei fondatori dell'Accademia degli Umidi. Marie-Nicolas Bouillet, nel suo Dictionnaire universel, afferma che il biliardo fu introdotto in Francia nel 1694 da Luigi XIV, ma è accertato che i Francesi lo conoscevano già sotto Luigi XI. Francia e Italia, comunque, furono i centri di maggiore diffusione del gioco e nel sec. XVII lo si praticava su una tavola coperta di panno verde che proteggeva anche le sponde di legno. Tre o sei erano le buche disposte lungo i lati, e un archetto (porta) a una delle estremità inquadrava un birillo (il re) posto un poco più avanti. Sotto la porta, senza abbattere il birillo, doveva passare la palla prima di colpire quella avversaria; i giocatori si servivano di un corto bastone (martello) e di palle d'avorio. Successivamente la tavola da quadrangolare oblunga divenne anche quadrata o rotonda con sei buche o anche senza. Negli anni della Restaurazione si diversificarono due tipi di tavola e di gioco, “all'italiana”, rettangolare con sei buche, dette anche bilie o biglie, e “alla francese”, con tavola di un terzo più corta della prima e senza buche; la stecca sostituì il martello e il francese Mingaud la munì del “girello” di cuoio permettendo i tiri con effetto. Nel 1827, con la gessatura delle stecche, per identificare la palla giocata, e la codificazione delle regole, il biliardo definì la sua struttura, ancora inalterata. Il favore incontrato dal biliardo è testimoniato anche dall'interesse suscitato in fisici e matematici dai movimenti della palla sulla tavola. Il matematico francese G. G. de Coriolis pubblicò nel 1835 un trattato di meccanica (Théorie mathématique du jeu de billard) in cui elencò i movimenti della palla ottenuti con la stecca, determinandone le relative leggi. Oltre che svago, il gioco del biliardo dà luogo anche a gare organizzate regolarmente da associazioni, enti, ecc. Le norme sono stabilite dalla Confederazione Europea del Biliardo, organizzazione che riunisce tutte le federazioni nazionali.

Il gioco: attrezzi e regole

Gli attrezzi del biliardo sono la tavola, le palle, i birilli od “ometti” e le stecche. La tavola è rettangolare, costituita da una robusta e pesante intelaiatura di legno su cui è fissata una lastra d'ardesia spessa 40 mm, sostenuta da quattro o sei piedi. La tavola è bordata da sponde elastiche con o senza buche in modo che la palla, colpendole, se ne allontani con angolo uguale a quello di incidenza; tavola e sponde sono ricoperte di panno verde ben teso; segnate con dischetti bianchi sono le posizioni dei birilli e le “penitenze”, punti dove si collocano le palle per l'inizio o la ripresa del gioco, una nel “quartiere” alto e una in quello basso. La lunghezza del piano di gioco varia da 1,81 a 2,82 m. Le palle sono d'avorio o di una composizione a base di cementi; hanno diametro di 60-80 mm e pesano ca. 200 g. I birilli sono d'avorio, d'osso o di plastica, alti 2-3 cm. Le stecche sono di legno compensato di frassino, di lunghezza variabile (mediamente 1,40 m), di peso intorno ai 600 g, rastremate verso la punta, munita di “girello” di cuoio, e appesantite nella parte che si impugna (tallone). Grazie al girello, la stecca può colpire la palla in punti diversi imprimendole traiettorie differenti e prevedibili: colpita al centro, la palla percorre una linea retta, rotolando su se stessa; colpita in altri punti percorre rette o curve con duplice movimento rotatorio, detto “effetto”, “taglio” o “giro”. La palla colpita al centro in basso percorre una linea retta con movimento rotatorio retrogrado graduabile e si arresta quando tocca l'altra palla (colpo d'arresto) o torna indietro (colpo a retrocedere o effetto retrogrado); se il colpo è applicato al centro in alto, la palla acquista grande velocità e prosegue la sua corsa dopo aver toccato l'altra palla; se colpita a destra o a sinistra devia verso destra o verso sinistra lungo una linea curva e, toccando una sponda o l'altra palla, se ne distacca secondo un angolo maggiore (allarga) o minore (stringe) di quello d'incidenza. Se colpita molto in alto (colpo in testa), con la stecca quasi verticale, la palla compie un salto. La palla, comunque colpita, può toccare una, due, tre, quattro, cinque sponde prima di giungere a contatto con l'altra palla grazie ai colpi di sponda. La partita inizia con l'“acchito” oppure disponendo le palle su posizioni fisse. Sul biliardo possono giocarsi partite diverse: con birilli a due giocatori (o all'italiana), alle buche, bazzica, parigina, carolina (o cinque buche), poule (o partita di gara), battifondo, goriziana (o furlana), carambola, boccette, sette e mezzo, ponte, mississippi. § La partita all'italiana (con birilli a due giocatori) si gioca con due palle, un pallino e cinque birilli. I giocatori si alternano nei colpi battendo sempre la propria palla con la quale devono colpire quella dell'avversario e con essa abbattere i birilli. Il pallino può essere toccato con entrambe le palle dopo l'impatto. Il primo a giocare acchita palla e pallino, spingendoli con la stecca, in punti a piacere della parte superiore del biliardo: il pallino acchitato deve toccare la sponda opposta a quella da cui si gioca. Il secondo giocatore dispone la propria palla in un punto a scelta nella parte opposta a quella in cui si trova la palla acchitata e inizia il gioco. Si guadagnano due punti sbalzando la palla avversaria o il pallino fuori del biliardo o mandandoli in buca; tre punti mandando la palla avversaria a toccare il pallino; quattro punti toccando il pallino con la propria palla dopo che questa ha toccato la palla avversaria. I birilli abbattuti con la palla avversaria e col pallino valgono due punti quelli esterni, quattro (cinque se è l'unico a cadere) quello centrale. Vince la partita il giocatore che fa cadere tutti i birilli con un sol colpo. Quando i punti vengono totalizzati con la propria palla, o col pallino toccato dalla propria palla, che non ha prima colpito quella dell'avversario, sono punti persi (“bevuti”). La partita va normalmente ai 16 punti, ma si usa anche giocarla ai 24, 48 o 51 punti.

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