càrtamo

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Descrizione generale

sm. [sec. XVI; dal latino medievale carthamus, che risale all'arabo qurṭum]. Nome comune usato per indicare l'erbacea annua Carthamus tinctorius della famiglia Composite (Asteracee), detta anche zafferano bastardo o zafferanone, originaria dell'Asia occidentale, che cresce spontanea nelle nostre regioni. È una pianta alta fino a 1 m, glabra, a fusti eretti, ramificati, con numerose foglie ovali alterne spinose e capolini giallo-rossastri, contenenti due sostanze coloranti, una gialla, solubile in acqua, l'altra rossa, insolubile, detta cartamina, usata in passato per tingere seta, lana e cotone. I frutti sono acheni che ricordano quelli del girasole, usati come becchime per gli uccelli e per trarne olio commestibile. I capolini, ricchi di cartamina, vengono talvolta usati per sofisticare lo zafferano.

Coltura

La coltura del cartamo ha assunto progressivamente interesse per l'estrazione dell'olio soprattutto in alcuni Stati degli USA (California, Arizona, Kansas), in Asia (Iran, India, Pakistan, Israele) e in Africa (Tunisia). L'interesse suscitato è in relazione alle caratteristiche dell'olio ottenibile – la cui resa varia dal 30 al 40% – costituito prevalentemente da acidi grassi insaturi (93%). Tra i sottoprodotti del cartamo sono da annoverare i panelli, decorticati e non, dotati di un tenore proteico rispettivamente del 35 e del 20%, utilizzati nell'alimentazione del bestiame.

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